Calano le tariffe spot del trasporto stradale in Italia, reggono quelle fissate nei contratti
Sul comparto pesa il calo della produzione industriale, ma le aziende mantengono una certa fiducia nella ripresa dei traffici
Dopo essere state, negli ultimi due trimestri, praticamente coincidenti, le tariffe medie europee del trasporto stradale merci spot e quelle fissate nei contratti sono tornate a divergere negli ultimi tre mesi del 2025.
Lo rileva l’ultimo aggiornamento dell’European Road Freight Rate Development Benchmark Q2/2025 dell’Iru, l’Unione Internazionale dei Trasporti su Strada, sulla base dell’indice elaborato dalla associazione (che usa come base 100 i valori del gennaio 2017).
Mentre i livelli fissati nei contratti sono infatti saliti a un punteggio di 136,9 (ovvero 2,6 punti in più del trimestre precedente, ma anche 3,1 in più rispetto al quarto trimestre 2024), le tariffe spot sono cresciute solo di 0,3 punti toccando quota 135,1 (ovvero 3,3 punti in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno prima).
Nel suo report non offre più, come in passato, indicazioni per capire come varino le tariffe dei trasporti internazionali da e per l’Italia, limitandosi a dare riscontro su quelli relativi a tratte interne.
Per i trasporti ‘domestici’ italiani, l’analisi dunque riferisce di un netto calo (meno 6,2 punti) delle tariffe spot a dicembre rispetto a novembre, che si portano quindi a 111,7 punti. Un valore però lievemente (+0,3 punti) superiore a quello del terzo trimestre dell’anno e in linea (+0,1 punti) con quello osservato nel quarto trimestre del 2024.
L’associazione mette in relazione questo andamento con il calo industriale del paese, citando come esempi la flessione del 20% nella produzione di veicoli di Stellantis (che con 379.706 unità nel corso del 2025 tocca il livello più basso degli ultimi 71 anni) o di Versalis (-13% delle vendite nel terzo trimestre 2025 sullo stesso periodo del 2024).
Il declino economico, spiega Iru, “rimuove la necessità di gestire volumi time-sensitive ricorrendo al mercato spot” e quindi spinge al ribasso le tariffe. Il calo della produzione industriale, aggiunge l’associazione, va infatti a premere sui trasporti spot, poiché questi assorbono per primi la domanda marginale.
Guardando invece ai contratti, l’analisi osserva nel quarto trimestre dell’anno che i costi relativi a trasporti interni al territorio italiano si attestano su un livello pari a 116,2 punti, in calo di 3,8 punti rispetto a novembre ma comunque superiori di circa 5 punti rispetto al trimestre precedente e al quarto trimestre di un anno prima.
Per Iru, un andamento che si collega alla “modesta ripresa” economica del terzo trimestre 2025. Nonostante la debolezza del settore industriale, insomma, la domanda contrattualizzata regge, mostrando che pur nella cautela che le aziende mirano ad assicurarsi capacità in un mercato incerto.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA DI SUPPLY CHAIN ITALY
