Allarme Fermerci: trasporto combinato merci italiano a rischio per la Germania
Sul tratto tedesco del corridoio Scandinavo-Mediterraneo si avranno chiusure e rallentamenti a partire da quest’anno
Preoccupa la situazione del traffico ferroviario merci in Italia. Gli ultimi dati elaborati dall’associazione di categoria Fermerci evidenziano un calo del 3,5% in termini di chilometri percorsi dai treni sulla rete ferroviaria italiana e un meno 2,51% dei convogli movimentati nei porti. Una nota spiega che la perdita rischia di salire nei prossimi mesi a causa del perdurare delle riduzioni di capacità nel 2026 e, a questo quadro già complesso, si andranno ad aggiungere gli imminenti lavori di adeguamento sull’infrastruttura ferroviaria in Germania. Sul tratto tedesco del corridoio Scandinavo-Mediterraneo si avranno chiusure e rallentamenti a partire da quest’anno che ostacoleranno la principale via commerciale dell’Italia con il nord Europa, con conseguenze pesanti per l’economia europea e quella italiana.
Fermerci ha chiesto al governo italiano di trovare un accordo con quello tedesco per scongiurare una crisi irreversibile del trasporto combinato. Le parti, tramite i rispettivi ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, hanno manifestato interesse a individuare una soluzione comune.
Per scongiurare il ritorno esclusivo all’autotrasporto e a tutte le conseguenze in termini di sicurezza, efficienza energetica, decarbonizzazione e per tutelare il trasporto combinato, Fermerci chiede: un coordinamento unitario e costante tra tutti i gestori delle infrastrutture europee; di garantire durante i lavori la capacità di servizio almeno del 70%/80%; di predisporre un fondo dedicato a livello nazionale ed europeo per compensare in parte i costi aggiuntivi; sla oppressione temporanea delle penali da cancellazione.
Il presidente di Associazione Fermerci, Clemente Carta, ha apprezzato l’interessamento del ministro Matteo Salvini e ringraziato il Ministero dei Trasporti per la prontezza dell’intervento, augurandosi che seguano azioni concrete. “I lavori sull’infrastruttura ferroviaria europea – afferma Carta – devono mutuare il modello al momento utilizzato dal gestore dell’infrastruttura ferroviaria italiana RFI, evitando di lasciare isolate intere regioni e distretti industriali per diversi mesi. Quest’ultimo approccio, proposto dal gestore dell’infrastruttura tedesco, provoca danni economici a tutti gli Stati Membri e mette a rischio i sistemi produttivi internazionali”.
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