Per Confindustria le aree ex Ilva di Genova hanno “un fondamentale valore di attività logistico portuale”
Le associazioni di Genova e Alessandria chiedono una revisione dell’accordo di programma e la ‘restituzione’ all’industria e al porto delle superfici in capo all’azienda fino al 2065
Separare le partite per i diversi stabilimenti – in particolare quella per Taranto da quelle per Cornigliano e Novi Ligure. Rivedere l’accordo di programma, siglato inizialmente nel 1999, i cui obiettivi sono stati raggiunti solo parzialmente, prevedendo la restituzione entro il 2026 di tutto il diritto di superficie delle aree interessate dalla attuale Acciaierie d’Italia alla Società per Cornigliano, per consentire finalmente alla ex Ilva di sprigionare il potenziale a favore non solo della siderurgia ma anche di altri ambiti produttivi e industriali.
Sono due dei punti su cui si articola una proposta per il rilancio delle aree siderurgiche di Cornigliano e Novi Ligure presentata congiuntamente da Confindustria Genova e Confindustria Alessandria.
Dopo una lunga disamina della storia della siderurgia italiana – fino alla attuale trattativa in corso tra il ministero e il gruppo Flacks volta a verificare la possibilità di concludere gli accordi per tutte le proprietà dell’Amministrazione Straordinaria di Acciaierie di d’Italia Spa – il position paper delle due associazioni si concentra sulle prospettive attuali.
Da un lato quelle per l’impianto di Cornigliano – descritto come caso tipico di “industria incastonata tra mare/porto e tessuto urbano” – che dal 2005 funziona soprattutto come sito di lavorazioni a valle “mantenendo però un ruolo industriale e logistico-portuale”. Passaggio chiave dell’accordo di programma, ricorda il documento, fu l’intesa istituzioni–azienda per la restituzione di ampie aree, con il passaggio di 343.000 metri quadrati direttamente a Società per Cornigliano, ovvero la società pubblica costituita da Regione Liguria, Comune di Genova, Città Metropolitana di Genova e Invitalia, e per un’altra porzione da 1.050.000 metri quadrati il mantenimento in capo all’azienda per 50 anni fino al 2065, a fronte del raggiungimento di alcuni obiettivi, che ad oggi appaiono molto lontani. In particolare, evidenziano le associazioni, quello relativo al mantenimento e poi allo sviluppo occupazionale, dato che dai 2.596 dipendenti del 2006 nel 2025 l’azienda ne impiega ora solo 974, nonché quello relativo allo sviluppo produttivo, dato che a Cornigliano la produzione siderurgica è circa di 4/500.000 tonnellate, contro le circa 2.200.000 tonnellate per cui l’azienda gode di autorizzazione ambientale Aia. Dall’altro lato, l’impianto di Novi Ligure, su cui si concentra “il cuore dei laminati e freddo e degli zincati, in particolare per la filiera dell’automotive”.
Il paper, come accennato, contesta innanzitutto il punto dell’accordo di programma che prevede il mantenimento del diritto di superficie fino al 2065 per un milione di metri quadrati a Cornigliano in capo all’azienda.
“Contrario ad ogni sviluppo delle attività industriali e logistiche a Genova”, secondo le due associazioni confindustriali, tanto più – sottolineano – date le esigenze spesso manifestate ad esempio dalla Autorità di Sistema Portuale di voler recuperare “spazi da riservare ad attività produttive connesse allo sviluppo del porto” e le analoghe istanze avanzate dall’aeroporto. Al riguardo, il documento ricorda inoltre come l’occupazione di tipo siderurgico ammonti “a circa 1, max 2 lavoratori ogni 1.000 mq”, mentre le realtà di tipo industriale “hanno una media di occupazione di grandezza 10 volte maggiore”.
Le aree di Cornigliano, insomma, hanno “un fondamentale valore di attività logistico portuale non solo siderurgico e tanto meno non solo di unico gruppo operante in Italia”, secondo le due associazioni. Pertanto, si legge ancora nel documento, “per l’attività siderurgica si può mantenere in funzione al momento la linea di decatreno, decapaggio e le linee di zincatura” mentre “non è possibile preventivare di installare un forno elettrico in compresenza di altri obiettivi”.
Diverse le prospettive per Novi Ligure, che possono tenere le stesse attività attuali e i nuovi impianti (per esempio di banda stagnata e di lamierino magnetico) almeno per servire il mercato italiano. Data “la vocazione manifatturiera dell’area” e “il potenziamento ferroviario grazie al Terzo Valico”, è possibile ipotizzare una delle attività dello stabilimento, rilanciando la focalizzazione sul mercato automotive.
Da queste premesse segue la proposta delle due associazioni. Il primo punto è prevedibilmente la modifica dell’accordo di programma, con il passaggio di tutto il diritto di superficie alla Società per Cornigliano.
La stessa azienda dovrà procedere alla bonifica delle aree da restituirsi prima del 2065, salvo gli impianti e gli stabilimenti che rimarranno a Genova Cornigliano. Un altro punto centrale sarà la separazione della trattativa con Taranto da quella per Cornigliano e Novi Ligure. L’eventuale definitiva acquisizione degli asset del gruppo da parte di Flacks, non pregiudicherebbe quindi l’attuazione del piano sopra descritto. In questa prospettiva, inoltre, Società per Cornigliano Spa potrà ‘espandersi’ includendo anche lo stabilimento di Novi e quindi aggiungendo ai suoi soci Regione Piemonte, Comune di Novi Ligure e Provincia di Alessandria.
La proposta prevede inoltre che le banchine lato Polcevera e canale di calma siano in diretta gestione dell’Autorità Portuale del Mar Ligure Occidentale, “asservite a funzioni siderurgiche, industriali, energetiche e logistiche portuali”, mentre Società per Cornigliano Spa gestirà l’offerta all’insediamento, garantendo diritto di superficie sia al settore siderurgico, sia a quello industriale sia per il miglioramento infrastrutturale. Il nuovo Accordo di Programma, infine, potrà anche prevedere Lavori Socialmente Utili per utilizzare transitoriamente occupazione per dipendenti siderurgici.
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