Anche il Friuli Venezia Giulia si dota di una legge regionale sugli insediamenti logistici
Il Disegno di Legge 71 fissa la soglia dei 3 ettari, oltre la quale sarà necessaria una procedura di co-programmazione tra Comune e Regione
Anche il Friuli Venezia Giulia, come già la Lombardia, si è dotato di uno strumento normativo per lo sviluppo di insediamenti logistici e data center. Il Consiglio Regionale ha infatti votato a maggioranza il disegno di legge 71, una normativa – si legge in una nota – che introduce una distinzione netta basata sulla superficie operativa.
I poli di oltre 3 ettari saranno infatti considerati di interesse strategico regionale, richiedendo una procedura di co-programmazione tra Comune e Regione, che coinvolgerà il nuovo Gruppo tecnico regionale della logistica (Gtl), chiamato a dare una valutazione multidisciplinare del progetto entro 60 giorni. Il Gtl sarà inoltre tenuto a produrre una relazione annuale sugli insediamenti logistici sul territorio nazional.
Anche per gli sviluppi inferiori ai 3 ettari, il Comune coinvolto dovrà però trasmettere la documentazione alla Regione, per escludere la necessità della procedura di co-programmazione.
Il proponente inoltre non potrà limitarsi al progetto urbanistico, ma dovrà fornire un business plan che dimostri la solidità economico-finanziaria dell’investimento e uno studio della capacità residua della rete viaria.
La legge fissa inoltre alcune linee generali sul fatto che i siti dovranno prioritariamente essere stabiliti in aree dismesse, da rigenerare, vicino alle principali reti di trasporto, salvaguardando la salute pubblica, il paesaggio e la compensazione ambientale. Nella valutazione della sostenibilità dell’intervento, saranno considerati anche gli incrementi occupazionali offerti dal progetto.
Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della norma, la Giunta regionale individuerà i criteri e gli indirizzi per la localizzazione degli insediamenti logistici negli ambiti territoriali idonei, sentita la Commissione consiliare competente.
“Questa legge costituisce un’innovazione urbanistica che coniuga sviluppo e sostenibilità e che anticipa alcuni principi guida della futura riforma urbanistica a supporto del Piano di governo del territorio” ha commentato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, che poi ha aggiunto: “Introduciamo criteri e indirizzi uniformi per gli insediamenti di rilevanza regionale ispirati all’ordinato assetto del territorio, alla tutela dell’ambiente e della salute e agli obiettivi di contenimento del consumo di suolo e di rigenerazione urbana”.
Non sono però mancate anche le voci critiche di alcuni consiglieri regionali.
“Valuteremo l’efficacia di questa legge se nell’arco di un anno e mezzo verrà riproposto o no il progetto di Porpetto, che aveva suscitato tanti dubbi e preoccupazioni nella collettività”, ha detto Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) nelle dichiarazioni di voto, con un riferimento alla proposta di realizzazione di un complesso logistico di circa 150 mila m² di superficie coperta, con edifici fino a circa 20 m di altezza, su un terreno oggi agricolo, oggetto di diverse polemiche nei mesi scorsi.
Rosaria Capozzi (M5S) ha motivato il suo no con “la criticità dell’articolo 3: consente insediamenti in zone agricole vicine a caselli autostradali e impianti di idrogeno”, mentre Marco Putto (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg) ha espresso perplessità “sulle priorità nella localizzazione degli insediamenti”. “Avevamo proposto – ha spiegato – di introdurre uno studio di impatto viabilistico obbligatorio, fondato su dati misurati e scenari cumulativi, i cui esiti fossero vincolanti per le valutazioni tecniche”.
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