Disciplina di carico e scarico, la difficoltà di riscossione è “sistemica”
Fiap si fa avanti per recuperare i crediti maturati dall’autotrasporto nei confronti dei committenti in modo da proteggere i rapporti commerciali
Anche un sondaggio di Fiap, come già uno di Assotir, conferma che la nuova disciplina sulle attese di carico e scarico nel trasporto merci non sta funzionando come sperato.
L’indagine lanciata dalla Federazione Italiana Autotrasportatori Professional – ad oggi ancora attiva, sebbene siano già circa 400 le imprese che hanno fornito il loro contributo – ha messo in luce diversi aspetti problematici della norma, che comunque risulta conosciuta dalle aziende nei suoi contenuti principali.
Le difficoltà, sta emergendo dall’analisi, risiedono nella fase di applicazione. I dati mostrano infatti che la disciplina “oggi favorisce chi è più strutturato, mentre lascia più esposte le imprese piccole, che sono proprio quelle che avrebbero maggiore bisogno di tutela”. Sono le aziende più organizzate quelle che più facilmente a documentare, fatturare e richiedere l’indennizzo, mentre le più fragili tendono più spesso a rinunciare.
Altro tema di attenzione è il fatto che il rifiuto dell’indennizzo “non appare episodico, ma sistemico”. Molte imprese, spiega Fiap, dichiarano infatti che, quando chiedono il rispetto della norma, si sentono rispondere dalla committenza che “altri vettori non lo applicano”. In altre parole il committente tende a sfruttare cliente il mercato, indebolito dalla concorrenza tra vettori e, in assenza di controlli efficaci, la regola perde credibilità.
In sintesi, osserva Fiap, “non manca l’accettazione della regola, manca la condizione di mercato per applicarla senza essere penalizzati”. Quasi tutte le imprese, infatti, dichiarano che la applicherebbero se diventasse davvero una regola condivisa e rispettata da tutti.
Interessante infine anche il fatto che il problema è percepito in modo più diretto e frequente da chi ha ruoli operativi, mentre chi guida l’impresa “tende più facilmente a fermarsi davanti al rischio commerciale. Questo dimostra che il tema non è soltanto normativo, ma anche manageriale e culturale”.
La risposta, secondo gli interpellati, deve risiedere anche nella crescita culturale del mercato: oltre al rafforzamento del sistema sanzionatorio, si rendono evidenti altre priorità: modelli contrattuali standard, formazione, strumenti digitali di tracciabilità, controlli pubblici e accordi di filiera. Ma anche potrebbe anche passare per un modello di raccolta innovativo e mediato dalla Federazione.
“Il sondaggio Fiap dimostra che il problema non è la disciplina prevista dal legislatore,” evidenzia il segretario generale della Federazione, Alessandro Peron. “Le imprese ci stanno dicendo che la norma è giusta, ma che oggi il mercato continua a penalizzare chi prova ad applicarla da solo. Per questo il vero nodo non è cambiare la legge, ma creare le condizioni per renderla davvero esigibile.”
Da qui la proposta di costruire un progetto che consenta alle imprese di cedere a Fiap il credito maturato per le soste nei confronti dei committenti, affidando alla Federazione la gestione e il recupero del credito stesso. Secondo la Federazione, una iniziativa che permetterebbe di superare la difficoltà del singolo vettore a farsi rispettare senza compromettere il rapporto commerciale con il cliente. Un modello che potrebbe essere replicato anche per altri ambiti. “Le difficoltà emerse sulle attese al carico ricordano da vicino quelle che oggi molte imprese vivono anche sul fronte carburante: la regola esiste, ma il singolo vettore spesso non ha la forza contrattuale per farla valere da solo”. “Se il problema è che da sola l’impresa fatica a far valere un proprio diritto, allora il compito di una federazione seria è costruire strumenti collettivi di tutela,” conclude Peron.
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