La logistica italiana terza in Europa secondo la fotografia di Cassa Depositi e Prestiti
Ogni milione di euro investito nel settore ne genera 2,1 di produzione complessiva addizionale, secondo l’analisi
Con 120 miliardi di euro di fatturato, 72mila imprese e 720mila addetti, la filiera italiana della logistica è la terza più grande d’Europa per dimensione, dopo quelle di Germania e Francia, e rappresenta oltre il 10% del fatturato di settore a livello Ue. A fornire questo riscontro un ‘brief’ elaborato da Cassa Depositi e Prestiti che si è posto l’obiettivo di fotografare il comparto, segnalare le sfide che si trova di fronte e individuare i fattori chiave per un suo sviluppo competitivo.
A livello generale il mercato europeo – con ricavi per 1.200 miliardi di euro – si contraddistingue per una distribuzione equilibrata tra trasporto primario e servizi logistici, ma tra i paesi restano alcune differenze marcate.
Se in Germania, che pesa per un quarto del totale, addirittura dominano i servizi logistici, sostenuti da catene distributive e grandi hub europei, in Francia e Italia il comparto del trasporto primario mantiene un ruolo più rilevante.
Per quel che riguarda la Penisola, questo fattore contribuisce al forte dualismo dimensionale dell’intero settore in Italia, caratterizzato, da un lato, da una moltitudine di micro e piccole imprese, concentrate soprattutto nel trasporto su strada, dall’altro da gruppi nazionali e internazionali, che ha dato spinta negli anni a una ricerca di economie di scala e di integrazione verticale (oltre 250 sono state le operazioni di M&A registrate negli ultimi dieci anni).
In particolare in Italia il trasporto su strada conta ancora per l’88% dei volumi interni (la media europea è del 78%) con un’intermodalità ancora poco competitiva in termini di costi e capillarità. Guardando agli scambi con l’estero, fondamentali per il nostro paese che conta una delle economie più aperte, oltre un quarto (27%) degli scambi in valore avviene via mare, mentre la strada copre circa il 38%, l’aereo l’11% e il treno resta marginale (circa 2%)
Nell’economia nazionale, la logistica – sottolinea l’analisi di Cassa Depositi e Prestiti – ha un valore strategico per l’economia nazionale, poiché amplifica gli effetti sull’economia, con un effetto per cui ogni milione di euro investitovi ne genera 2,1 di produzione complessiva addizionale, risultato della combinazione di impatti diretti e indiretti.
La logistica italiana, prosegue il report, è poi caratterizzata dalla forte presenza dell’outsourcing, considerato che circa il 45% delle imprese manifatturiere italiane esternalizza tali attività. Le grandi aziende tendono a coinvolgere l’operatore logistico per più attività, anche di pianificazione, mentre al contrario le piccole imprese (con fatturato compreso tra 10 a 49 milioni di euro) tendono a terziarizzare principalmente singole attività, in primis il trasporto.
Un altro tratto caratteristico, come noto, è il forte ricorso alla clausola Ex Works (oltre la metà degli esportatori) nelle operazioni di vendita all’estero in cui il venditore trasferisce tutti i costi e i rischi dell’operazione di trasporto al compratore.
Tra le altre caratteristiche c’è poi come detto quella della polverizzazione (sono infatti circa 72 mila imprese attive oggi), al centro però di una progressiva razionalizzazione (~30 mila unità in meno rispetto al 2008) e integrazione verticale.
Tra i punti critici evidenziato da report ci sono anche la debolezza dell’intermodalità dovuta anche al fatto che la rete ferroviaria nazionale collega direttamente solo il 40% dei porti e meno di 1/3 degli aeroporti, essendo inoltre spesso priva di adeguamento dell’infrastruttura ferroviaria ai requisiti “core” europei per il traffico merci mentre persistono situazione critiche quali la scarsità di tratte a doppio binario, la presenza di gallerie troppo anguste e di binari inadatti ad accogliere treni di 740 metri (standard europeo). Nel medio-lungo periodo, l’adeguamento agli standard europei potrebbe però ridurre il costo unitario di trasporto ferroviario di circa il 25%, aumentando la competitività.
Tra i fattori in grado di far cambiare passo al settore, Cdp inserisce al primo posto la digitalizzazione, che agisce “soprattutto nelle fasi di pianificazione ed esecuzione, con tempi medi di ritorno sugli investimenti tra 12 e 36 mesi”. Strumenti chiave possono essere i Transport Management System (Tms), che permettono di programmare carichi e percorsi in modo più preciso, riducendo tempi di attesa fino al 30%, i Wms (Warehouse Management System), che portano ad aumenti produttività del 10-30%, nonché l’Ai. Contribuiti significativi potranno arrivare da strumenti di politica industrial quali le Zes (Zone economiche speciali) e le Zls (Zone Logistiche Semplificate), mentre il report attribuisce un ruolo positivo anche alla nuova riforma dei porti, “orientata al superamento dell’attuale frammentazione gestionale, alla specializzazione merceologica e all’integrazione con le reti europee di trasporto”, che secondo Cdp potrà consolidare il ruolo dei porti come piattaforme logistiche avanzate stimolando anche il ricorso all’intermodalità.
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