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Trasporti

Confetra torna a chiedere l’eliminazione della tassa da 2 euro sull’e-commerce

Secondo la confederazione, gli incassi per lo stato sarebbero minimi mentre il rischio è quello di perdere il 50% dei traffici

di Redazione SUPPLY CHAIN ITALY
21 Maggio 2026
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Nel corso degli Stati Generali delle Dogane, Confetra è tornata a lanciare un allarme sulla nuova tassa italiana sull’e-commerce internazionale introdotta dalla Legge di Bilancio, che – dopo un rinvio deciso lo scorso marzo – scatterà dal prossimo 1 luglio andando a sovrapporsi ad altre analoghe misure Ue.

La confederazione, che ha anche presentato un ricorso al Tar contro l’imposta, ha nuovamente paventato il rischio che l’introduzione del contributo vada a generare uno spostamento dei traffici dall’Italia a fronte di altri aeroporti Ue, come già osservato nei primi mesi del 2026 quando era stata in vigore. Il tutto a fronte di incassi modesti e di minori controlli sulla merce.

Nel dettaglio, spiega Confetra, secondo la relazione tecnica della norma la tassa dovrebbe garantire allo Stato 122,5 milioni di euro nel 2026 e 245 milioni all’anno dal 2027. Andrebbe però a sovrapporsi al nuovo dazio europeo di 3 € a00 spedizione in vigore da luglio (il cui 25% resta allo Stato in cui avviene lo sdoganamento) nonché da novembre una tariffa di gestione (handling fee), sempre europea.

Due i possibili scenari che potrebbero crearsi tra luglio e novembre, secondo la confederazione.
Nel caso fosse mantenuta la tassa italiana, la Penisola perderebbe il 50% dei traffici (in linea con quanto sperimentato nei primi due mesi del 2026), portando lo Stato a incassare complessivamente da essa 51 milioni di euro e in totale 70 milioni di euro contando anche la tassa comunitaria. Nel caso in cui la misura italiana fosse eliminata, i traffici verrebbero recuperati al 100%, con un incasso di 38 milioni di euro per lo Stato derivanti dai soli dazi europei.

“Tra i due scenari – ha evidenziato il direttore generale Andrea Cappa – ballano appena 32 milioni di euro in cinque mesi. Un vantaggio economico minimo per lo Stato, a fronte del rischio enorme di perdere clienti che non torneranno mai più indietro. Inoltre, poiché la tassa italiana non scadrà a novembre ma si sommerà alle tariffe europee, il danno economico per le casse dello Stato peggiorerà negli anni a venire”

Un ulteriore svantaggio, nel caso in cui le merci destinate all’Italia venissero sdoganate in altri Paesi europei per evitare la tassa italiana, sarebbe anche il venire meno della capacità di poterle controllare fisicamente. “Si riduce la possibilità di monitorare efficacemente i flussi in ingresso, con gravi impatti su sicurezza e tutela del mercato interno. Per questo – ha concluso Cappa –  chiediamo un passo indietro e un approccio coordinato. Senza un’armonizzazione a livello UE, ogni tassa nazionale si trasforma solo in un regalo competitivo ai nostri vicini europei”.

La Confederazione ha espresso apprezzamento anche per il rinvio all’1 luglio 2026 dell’entrata in vigore del contributo italiano sui ‘piccoli pacchi’ (di valore inferiore a 150 euro), ma al contempo preoccupazione rispetto alla possibile sovrapposizione con l’handling fee europeo, che dovrebbe entrare in vigore entro novembre.

“La misura nazionale – ha rilevato De Ruvo – dovrà essere eliminata con l’entrata in vigore del dazio Ue (pure previsto a luglio, ndr) e, ancor più, dell’handling fee europea (entro novembre, ndr), altrimenti si rischia di vanificare gli effetti di un intervento fortemente sostenuto da Confetra e di determinare un aggravio significativo dei costi per l’intero comparto logistico se le merci fino a 150 euro di valore continuassero a giungere in Italia passando da aeroporti europei non italiani, non incasseremmo nemmeno il 25% del dazio di 3 Euro che la UE ha previsto di far entrare in vigore dall’1 luglio”.

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