Sui valichi alpini il 90% (in valore) dell’interscambio Italia – Ue
Unioncamere-Uniontrasporti propone un monitoraggio preventivo e permanente dell’impatto di ogni interruzione o limitazione dei transiti

Ogni anno 200 milioni di tonnellate di merci attraversano le Alpi su strada e ferrovia, lungo le principali direttrici che collegano l’Italia ai mercati europei. Il loro valore è circa il 90% di quello complessivo prodotto dall’interscambio commerciale italiano con i Paesi Ue (nel 2025 pari a 665 miliardi di euro, importo che sale a 750 miliardi considerando anche Regno Unito e Svizzera). Si tratta di corridoi talmente importanti che le situazioni di crisi – quali interruzioni o limitazioni della circolazione – provocano danni economici fino a 1,5 miliardi di euro l’anno.
A dirlo è lo studio ‘Analisi di resilienza del sistema dei valichi alpini’, commissionato da Unioncamere alla propria società in house Uniontrasporti e presentato ieri alla Camera dei Deputati.
Nonostante la sua centralità, il sistema dei valichi è composto oggi da molti collegamenti privi di adeguate ridondanze e gravati da problematiche di varia natura.
In questo quadro, rileva l’analisi, la ferrovia continua a svolgere un ruolo importante, nonostante la sua quota di traffico sia scesa dal 48% al 32% negli ultimi quarant’anni. Nello stesso periodo, a fronte di una crescita media annua dei volumi ferroviari dell’1,9%, quelli stradali sono aumentati del 6,2%. Nello stesso arco temporale il traffico complessivo si è spostato a Est, con le relazioni Italia-Austria che oggi pesano oltre il 50%, in parallelo a una contrazione di quelli tra Italia e Francia (26% vs il 48% del periodo 1985-1991).
Oltre ai danni diretti, una crisi del sistema può dare avere conseguenze di portata più ampia, compromettendo i rapporti commerciali con singoli clienti o interi mercati, con ripercussioni sulla competitività e sull’occupazione. A essere maggiormente penalizzate sono le piccole e medie imprese, che dispongono generalmente di minore potere negoziale sui servizi logistici e di minori possibilità di diversificare fornitori, magazzini e itinerari.
L’indagine ha anche evidenziato che le restrizioni alle circolazioni sul Brennero imposte dall’Austria (al centro di un contenzioso davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, che potrebbe pronunciarsi entro la fine dell’anno) comportano per le imprese costi aggiuntivi stimati in 370 milioni di euro l’anno, cui si sommano ulteriori 174 milioni di euro per gli effetti dei lavori di manutenzione sul ponte Lueg).
“Lo studio – ha però evidenziato il presidente di Uniontrasporti, Ivo Blandina – non si limita a individuare le vulnerabilità della rete e a quantificarne le possibili conseguenze economiche, ma mette a disposizione delle istituzioni e delle imprese uno strumento condiviso per misurare i rischi, anticipare le criticità e individuare gli interventi più efficaci per contenerne l’impatto”.
Tra le misure immediatamente attuabili, l’analisi suggerisce di “individuare e prequalificare itinerari alternativi, sui quali prevedere le necessarie semplificazioni doganali, soprattutto nei collegamenti tra Italia e Svizzera”. A questo va affiancata “l’adozione di un protocollo di coordinamento transfrontaliero che consenta ai Paesi interessati di intervenire secondo procedure condivise e standardizzate, anche attraverso un cruscotto informativo digitale unico per la gestione dei flussi e delle emergenze”. Dato che l’implementazione delle misure operative richiede un “impegno politico a livello comunitario”, la prima proposta dello studio è quindi quella di riconoscere i valichi alpini come “infrastrutture economiche strategiche europee, superando una gestione prevalentemente nazionale di collegamenti essenziali per il funzionamento del mercato unico”, gestite quindi da un “sistema europeo di gestione coordinata e digitale dei flussi merci, a partire dai corridoi maggiormente congestionati”.
Un’altra proposta riguarda l’introduzione di una valutazione preventiva obbligatoria degli impatti economici delle grandi limitazioni programmate della capacità di attraversamento delle Alpi, così da misurarne anticipatamente le conseguenze sulle filiere produttive e individuare le necessarie misure compensative o alternative, e più in generale un “monitoraggio economico permanente, capace di tradurre interruzioni, congestioni e disservizi infrastrutturali in costi misurabili per le imprese e per l’intero sistema produttivo”.
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