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Politica

Che fine ha fatto il raddoppio del Ferrobonus?

Interrogazione al Governo sul mancato stanziamento, promesso a Bruxelles per rispondere a tre infrazioni sulla qualità dell’aria

di Redazione Supply Chain Italy
4 Dicembre 2025
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Arriva sui banchi del Parlamento il mancato mantenimento delle promesse governative di raddoppiare le risorse destinate al Ferrobonus.

Un mancato mantenimento che rischia di aver conseguenze ben più ampie di quelle eventuali di natura politico-elettorale. L’ “Incremento dei contributi ministeriali Ferrobonus” è infatti una delle misure inserite dal Governo nel “Piano di azione nazionale per il miglioramento della qualità dell’aria”, varato a giugno in risposta a tre procedure d’infrazione aperte dalla Commissione Europea nei confronti dell’Italia per superamento dei limiti di concentrazione di inquinanti nell’aria.

Il problema è che, come svelato da SUPPLY CHAIN ITALY, l’incremento non è in realtà stato ‘messo a terra’ dal Governo. Lo hanno evidenziato, guardando anche all’ultima legge di bilancio, alcuni parlamentari del Partito democratico: “Dall’analisi della Tabella 10 del Bilancio di previsione dello Stato 2025-2027 risulta che le risorse indicate dal Piano corrispondono a fondi già stanziati a legislazione vigente (circa 29,8 milioni di euro annui per 2025 e 2026, ndr) e iscritti nel bilancio del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, non configurandosi dunque alcun incremento effettivo delle disponibilità economiche” si legge in un’interrogazione al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti a prima firma di Chiara Braga.

Non è tutto, perché nell’ottica della ratio del Piano, gli interroganti hanno anche rilevato che “il programma ha subìto una sospensione superiore a un anno, (…) con rilevanti ricadute sugli operatori del settore; secondo la documentazione ministeriale a disposizione degli interroganti, per evitare la perdita delle risorse allocate per il 2023 si è reso necessario un complesso riallineamento contabile da parte del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti; conseguentemente, a partire da ottobre 2025 e fino ad ottobre 2026, la capienza effettiva del Ferrobonus risulterà drasticamente ridotta, passando a circa 10 milioni di euro rispetto ai circa 50 milioni annui degli esercizi precedenti, con un taglio dell’80%, che rischia di compromettere gravemente l’efficacia dello strumento; tale riduzione di risorse potrebbe determinare un arretramento della quota di traffico merci ferroviario, con potenziali ricadute negative in termini di congestione, inquinamento atmosferico e allontanamento dell’Italia dagli obiettivi europei di trasferimento modale”.

Da qui le domande a Matteo Salvini se il Governo ritenga “sufficiente, alla luce delle procedure di infrazione in corso e degli obiettivi fissati dall’Unione europea, limitarsi a richiamare nel Piano strumenti già esistenti e già finanziati, presentando come misura di «incremento» dei contributi una dotazione finanziaria che risulta, dai documenti di bilancio, già interamente stanziata a legislazione vigente e priva di qualsivoglia incremento reale”. E “a quanto ammontino le risorse effettivamente disponibili per l’annualità 20 ottobre 2025-20 ottobre 2026 e se le stesse siano in linea con gli stanziamenti degli anni precedenti, anche per sapere quali iniziative intendano adottare per garantire che il Ferrobonus disponga di risorse adeguate a sostenere il trasferimento modale e a contribuire concretamente al miglioramento della qualità dell’aria”.

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