Dallari (Liuc): “Quest’anno aumenteranno diverse voci di costo della logistica”
Incrementi retributivi, investimenti in automazione, la nuova normativa sui tempi di carico e scarico tireranno verso l’alto, spingendo verso ulteriori efficientamenti

Con un post sul suo profilo LinkedIn Fabrizio Dallari, Professore Ordinario di logistica all’Università Liuc nonché direttore del centro i-Log, ha recentemente richiamato l’attenzione degli operatori logistici (e forse anche dei loro committenti) sul ‘cocktail’ di aumenti che il settore si troverà ad affrontare durante l’anno, “con un impatto non trascurabile sull’incidenza dei costi logistici sulle vendite”.
Una combinazione di tendenze diverse che non risparmierà quasi nessun ambito. Partendo dalla gestione del magazzino, una che già si è dispiegata durante lo scorso anno è quella dovuta all’aumento del costo del lavoro a seguito del rinnovo del Ccnl Logistica, Trasporto Merci e Spedizioni, sottoscritto il 6 dicembre 2024. Gli adeguamenti retributivi, già iniziati nel 2025, prevedono infatti ora una seconda fase di aumento dei minimi tabellari in vigore dal 1° gennaio 2026. “Si tratta di un aggiornamento con impatto strutturale sullo stipendio mensile che coinvolge oltre 500.000 lavoratori del settore, con un incremento medio di circa 40 euro al mese”, spiega Dallari.
A questo trend, va aggiunta la tendenza all’aumento di costo degli stessi immobili, trainata da due fattori: il primo è relativo alle crescenti limitazioni imposte dalle amministrazioni locali nel concedere autorizzazioni allo sviluppo e alla costruzione di nuovi insediamenti. “In Lombardia, ad esempio, la Legge Regionale n. 15/2024 – ricorda Dallari – introduce regole specifiche per governare la crescita della logistica, con l’obiettivo di ridurre il consumo di suolo e la dispersione insediativa. Vengono incentivati il riuso di aree già compromesse (brownfield) e l’adozione di criteri di efficienza energetica e di soluzioni per la riduzione delle emissioni”. Anche l’introduzione di sistemi di automazione, per efficientare le operazioni o far fronte a carenze di personale, comporta investimenti iniziali significativi, (“senza poter contare — almeno per il momento — su incentivi ministeriali”), che rischiano di trasformarsi in un aumento dei costi.
Una ulteriore area di costo interessata da rialzi riguarderà poi gli imballi per il trasporto. “A partire da gennaio, entra infatti in vigore l’obbligo per i destinatari di restituire ai mittenti i pallet ricevuti in eguale quantità e tipologia. A seguito della pubblicazione dei decreti attuativi della Legge n. 51 del 2022, sono stati chiariti gli aspetti relativi all’emissione dei buoni pallet in caso di mancato interscambio e alla loro valorizzazione economica qualora la restituzione non avvenga entro sei mesi dalla consegna” ricorda Dallari, evidenziando che in particolare per le imprese della Gdo questo significherà l’acquisto o il noleggio di un numero maggiore di pallet, non potendo più beneficiare di quelli ricevuti e non restituiti ai fornitori.
Un impatto significativo sui costi complessivi della logistica arriverà poi dalla nuova normativa sui temi di carico e scarico. “Con l’entrata in vigore della Legge n. 73 del 21 maggio 2025, le penali per le soste triplicheranno, sia per l’aumento del costo unitario per ogni ora di attesa (da 40 a 100 euro), sia per la riduzione della franchigia temporale consentita (da 120 a 90 minuti)”.
“Dopo molti anni in cui i costi della logistica sono rimasti sostanzialmente al palo, gli aumenti stanno arrivando tutti insieme” tira quindi le fila Dallari. Gli operatori logistici, prefigura il docente, “ancora una volta” saranno quindi “chiamati a rivedere processi, organizzazione, sistemi e tecnologie per individuare nuove aree di efficienza”. Da vedere se e in che misura questi extra costi saranno assorbiti dalla committenza o ribaltati sui consumatori.
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