Nei magazzini Amazon ispezioni di Garante della Privacy e Ispettorato del Lavoro
Sotto osservazione sono finiti in particolare i centri di Passo Corese e di Castel San Giovanni
Il Garante della Privacy e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro hanno annunciato di avere dato il via a una iniziativa congiunta di vigilanza nei confronti di Amazon, una iniziativa presa anche a seguito dell’uscita di “notizie di stampa” su possibili violazioni nell’uso dei sistemi di videosorveglianza presenti nei magazzini, in assenza delle garanzie previste dallo Statuto dei lavoratori. Il riferimento è alla inchiesta di Report andata in onda lo scorso 25 gennaio che ha messo sotto la lente tra le altre cose l’impiego di software di tracciamento delle attività dei dipendenti e la presunta compilazione da parte dell’azienda di ‘dossier’ sugli stessi.
Le ispezioni interesseranno i “principali snodi logistici della società in Italia”, in particolare quelli di Passo Corese e Castel San Giovanni.
Le attività saranno curate “dagli uffici dell’Autorità e dalle competenti strutture centrali dell’Ispettorato del Lavoro”, in collaborazione anche con il Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza. Queste, spiega la nota del Garante, “mirano a garantire un presidio istituzionale efficace nei contesti caratterizzati da elevata complessità organizzativa e tecnologica, dove l’impatto dei sistemi di monitoraggio e dei processi di trattamento dei dati assume particolare rilevanza, al fine di assicurare un’adeguata tutela dei diritti dei lavoratori”.
“Amazon collabora costantemente con le autorità competenti, accogliendo con favore ogni verifica o richiesta di chiarimento sulle proprie pratiche operative” ha commentato la società la notizia del via alle ispezioni. L’azienda ha aggiunto di essere “pienamente” disponibile a “fornire tempestivamente qualsiasi documentazione, dato o chiarimento richiesto”.
I rilievi mossi ad Amazon dall’inchiesta di Report vertevano in particolare sull’uso del software Fclm (Fulfillment Center Labor Management) per, sosteneva la testata di Rai3, tracciare ogni singolo dipendente attraverso dati relativi al cumulo di lavoro svolto, alle tempistiche e velocità di lavoro, alle pause effettuate; sulla compilazione settimanale di dossier con informazioni sulla vita privata di ognuno e sullo svolgimento di attività di intelligence raccolta in chiave anti-sindacale. Il programma televisivo poneva inoltre il tema della messa a disposizione dei dipendenti di software per la gestione delle attività realizzati in chiave di gamification, con lo scopo di creare competizione tra gli addetti e che favorivano l’insorgere di ludopatie.
Al riguardo Amazon aveva replicato nell’ordine sostenendo che il software Fclm, “non dissimile” da quelli utilizzati da altri operatori, è utilizzato con lo scopo di allocare al meglio le risorse e non a scopi disciplinari e che il suo utilizzo fosse stato autorizzato dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro che l’aveva ritenuto in linea con l’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori.
Aveva negato l’esistenza di “dossier”, parlando di sistemi di raccolta di dati, tramite “colloqui informali” dei dipendenti “con i propri manager”, “strettamente necessari al supporto operativo” degli addetti al rientro da periodi di assenza. Aveva quindi aggiunto di non essere a conoscenza di dettagli relativi alle presunte attività antisindacali (infiltrazioni nelle riunioni nelle sedi delle organizzazioni dei lavoratori, audio e video carpiti durante le stesse secondo le accuse) e quindi di non poter commentare sul punto.
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