La Commissione Europea mette Shein sotto inchiesta
Avviata una indagine approfondita sul portale cinese che verterà sulla mancata trasparenza nei sistemi di raccomandazione, la presenza di prodotti illegali e l’effetto dipendenza

La Commissione europea ha annunciato di avere avviato un procedimento formale nei confronti del marketplace cinese Shein, ai sensi del Digital Services Act.
Sotto osservazione in particolare sono l’effetto dipendenza creato dal portale (tramite meccanismi di ricompensa come premi e simili per gli acquisti), la mancanza di trasparenza dei sistemi che suggeriscono contenuti e prodotti, e infine la presunta vendita di prodotti illegali nella Ue, inclusa quella di bambole sessuali con le sembianze di bambini. L’inchiesta sarà condotta in collaborazione con la Coimisiún na Meán, ovvero la media commission irlandese, in quanto il portale cinese ha posto a Dublino la sua sede per l’Europa.
Non è possibile prevedere quanto si protrarrà l’inchiesta. Come chiarito dalla nota della Commissione Europea, il Digital Services Act non fissa alcun termine legale per la cessazione del procedimento formale, pertanto la durata di un’indagine approfondita può variare a seconda della complessità del caso e del grado di collaborazione apportato dalla società interessata.
L’indagine si inserisce in un momento storico segnato dalla volontà di diversi attori istutuzionali di dare una stretta all’e-commerce cinese, tra iniziative (italiane e comunitarie) che mirano alla eliminazione della franchigia per le spedizioni a basso costo e altre cehtrate sull’accertamento di eventuali pratiche non in linea con le politiche Ue.
Per quel che riguarda nello specifico Shein, il portale era già stato destinatario di tre richieste di informazioni da parte di Bruxelles rispetto alla conformità della società alla legge sui servizi digitali, in particolare rispetto alla protezione dei consumatori e dei minori, e sulla trasparenza dei suoi sistemi di raccomandazione.
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