Fedex, L’Oreal, Dyson tra le prime a chiedere il rimborso dei dazi voluti da Trump
Dopo la bocciatura della Corte Suprema, sarebbero già oltre 1.400 le richieste pervenute alla Us Court of International Trade

FedEx – insieme a L’Oreal, Dyson, Costco e non solo – è tra gli operatori che hanno iniziato a citare in giudizio il governo degli Stati Uniti per ottenere il rimborso dei dazi imposti dall’amministrazione Trump usando i poteri d’emergenza previsti dall’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa). Lunedì la società, riferisce Reuters, si è rivolta alla U.S. Court of International Trade, a seguito del pronunciamento della Corte Suprema che lo scorso venerdì aveva stabilito che nel fissarli il presidente aveva oltrepassato i limiti della propria autorità. Non è noto l’importo del rimborso richiesto dalla società di spedizioni espresso, né dalle altre.
Nella sua causa, FedEx ha indicato come convenuti la Us Customs and Border Protection, il suo commissario Rodney Scott e gli Stati Uniti d’America. In questa azione la società è assistita in questa azione da Crowell & Moring, studio legale di Washington che secondo Reuters sta supportando anche Costco, Revlon ed EssilorLuxottica in analoghe richieste di rimborso.
Altre richieste sarebbero state depositate da L’Oréal, Dyson e Bausch + Lomb e Goodyear. Secondo l’agenzia di stampa, sarebbero oltre 1.400 le domande avanzate finora da aziende importatrici.
A complicare l’iter c’è però il fatto che la relativa procedura dovrà essere stabilita da un tribunale di grado inferiore, cosa che fa sì che per le risoluzioni potrebbero rendersi necessari mesi o anni.
Interpellato da Reuters, Ron Ciotti, partner dello studio legale Hinckley Allen di Boston che rappresenta appaltatori e sviluppatori edili negli Stati Uniti, ha evidenziato che soggetti come importatori, distributori e fornitori sono quelli meglio posizionati per sperare di ottenere rimborsi, in particolare se i loro contratti includevano clausole relative agli adeguamenti tariffari. Viceversa, ha detto di ritenere improbabili che questi potranno essere ottenuti da imprese e da consumatori finali in assenza di giustificativi scritti su come i dazi abbiano contribuito agli aumenti di prezzo.
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