Confetra impugna il provvedimento sul contributo da 2 euro per i pacchi extra Ue
La confederrazione ricorre al Tar, auspicando un intervento tempestivo del Governo che corregga la misura allineandola alla normativa Ue

Confetra ha fatto sapere di voler impugnare dinanzi al Tar i provvedimenti che hanno dato attuazione al contributo di 2 euro applicato ai pacchi in importazione di valore fino a 150 euro.
“Una decisione – spiega il presidente della confederazione Carlo De Ruvo – assunta a tutela del comparto e del corretto funzionamento del mercato, alla luce degli effetti già prodotti dalla misura”. Nonostante il “confronto costante” con il Ministero dell’Economia e delle Finanze sul contributo, i correttivi “auspicati e annunciati” dalla confederazione al momento non sono stati apportati. In aggiunta, il periodo transitorio concesso dalle Dogane per la sospensione del pagamento del contributo e degli adempimenti amministrativi è scaduto il 28 febbraio.
“Se non avessimo proceduto, sarebbero scaduti i termini per l’impugnativa. Si tratta di una decisione assunta con senso di responsabilità: purtroppo i tempi della politica non sono quelli delle imprese”.
A Malpensa, secondo De Ruvo, “si è perso oltre il 50% del traffico import e-commerce e, dato recente, fino a pochi giorni fa sono stati cancellati 81 voli all cargo rispetto a quelli programmati”. In particolare la confederazione evidenzia come l’introduzione di un contributo non armonizzato a livello (quello disposto dalla Commissione Europea dovrebbe infatti entrare in vigore a luglio), determini “significative distorsioni nei traffici e nella concorrenza, con lo spostamento dei flussi logistici verso altri Paesi membri caratterizzati da regimi differenti.
“In assenza di un intervento normativo tempestivo – prosegue De Ruvo – il settore resta esposto a rilevanti incertezze operative e regolatorie, oltre ai danni già prodotti in termini di perdita di traffico”
Confetra ha aggiunto di apprezzare l’Ordine del Giorno accolto dal Governo in sede parlamentare nel corso della conversione del decreto Milleproroghe, che lo impegna a valutare l’opportunità di sospendere l’applicazione della disposizione nel primo provvedimento utile.
Qualora il Governo adotti effettivamente un provvedimento di sospensione o rinvio della misura, “il venir meno delle ragioni del contenzioso rappresenterebbe un naturale presupposto per superare l’attuale fase, nel comune interesse di certezza del diritto e stabilità del sistema”.
In conclusione la confederazione ha detto di auspicare un intervento tempestivo che “ripristini l’allineamento con l’ordinamento europeo e garantisca condizioni di equa concorrenza”, ribadendo la “piena disponibilità a proseguire un confronto costruttivo con le istituzioni”.
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