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Economia

In calo negli Usa (-6,2%), il vino italiano cerca un nuovo posto nel mondo

La fotografia 2025 di Nomisma presenta flessioni anche in altri grandi mercati, con l’eccezione del Brasile

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
4 Marzo 2026
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Vino Nebbiolo Barbaresco

Dopo una fase di stoccaggio preventivo, nel corso del 2025 sono calate le spedizioni di vino negli Usa. Per contrastare l’effetto dei dazi, i produttori hanno optato per una riduzione dei prezzi medi in tutte le categorie, che si è tradotta in un calo del valore complessivo delle esportazioni, che si è attestato sul -12%. Il crollo dei volumi è stato evitato solo, insomma, per via della scelta – di produttori e di importatori – di farsi carico di parte dei dazi a scapito della propria marginalità.

Lo dice l’ultimo aggiornamento del Wine Monitor di Nomisma, secondo il quale il mercato statunitense si è quindi complessivamente fermato a quota 5,5 miliardi di euro.

Nel dettaglio, il report evidenzia che le esportazioni di vini italiani Dop negli Usa fino a novembre 2025 si attestavano a 2,37 milioni di ettolitri (per 1,3 miliardi di euro), evidenziando una contrazione rispettivamente del -2,6% (e del -6,2% in valore) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La flessione si è osservata soprattutto tra i vini rossi Dop, dove toscani, piemontesi e veneti hanno lasciato sul campo un calo in valore superiore al 7%. Fanno eccezione i bianchi siciliani (+12%) e i bianchi toscani (+39%), mentre l’export di Prosecco resta positivo in volume (+1,3%) malgrado il calo a valore (-2%).

Data la tendenza, i produttori italiani hanno provato a incrementare il posizionamento negli altri paesi, con risultati alterni. Altri grandi mercati non hanno infatti  dato risultati troppo incoraggianti.

Nel 2025 la Cina ha infatti evidenziato una flessione delle importazioni totali di vino, per circa 2 milioni di ettolitri e un valore complessivo pari a circa 1,3 miliardi di euro, entrambi in flessione su base annua. Le riduzioni hanno interessato tutte le categorie con la sola eccezione degli spumanti, per i quali le quantità risultano in crescita a fronte di valori in contrazione. Per quanto riguarda il vino italiano, il calo nei valori supera il 15%.

Le importazioni risultano in flessione anche in Giappone, dove si sono fermate a circa 1,5 miliardi di euro (-1,7% su base annua, a fronte di un calo del -2,2% dei volumi).

Il rallentamento interessa tutti i principali paesi fornitori che perdono in valore, ad eccezione della Francia (primo partner commerciale del Paese), mentre Cile e Stati Uniti registrano una crescita nei volumi ma una perdita a valore. L’Italia (che ha una quota di mercato del 12,5%) perde sia a valore che a volume, come la Spagna.

La Corea del Sud mostra invece una crescita del +5,3% dei volumi totali di vino importato, a fronte di una perdita del 10% nel valore complessivo (385 milioni di euro complessivi). La flessione interessa quasi tutte le categorie in valore, con l’unica eccezione degli sfusi che segnano una crescita decisa (+30,6%).
Le esportazioni nel paese di vini italiani Dop evidenziano un andamento positivo soprattutto per i rossi del Veneto, in crescita significativa sia a valore sia a volume.

Anche il Regno Unito evidenzia una flessione delle importazioni complessive di vino, sia in volume (-6,0%), sia a valore (-6,3%), per attestarsi a circa 4,3 miliardi di euro.
La flessione è generalizzata. L’Italia, secondo fornitore con una quota del 24%, lascia sul campo un 6% di perdita nel valore del vino esportato.

Anche il mercato svizzero nel 2025 fa registrare una contrazione delle importazioni complessive di vino in termini di volume (-4,7%) a fronte di un lieve incremento (+0,7%) nel valore totale, che raggiunge i 1,2 miliardi di euro. Per quanto riguarda i soli vini italiani, si registra una flessione pari quasi a – 6% a valore e -3% a volume.

Una nota positiva arriva però dal Brasile, le cui importazioni di vino nel 2025 hanno registrato una crescita sia nei volumi (+3,5%) che nei valori (+1,9%), con andamenti positivi sia per i vini fermi sia i frizzanti imbottigliati.

Secondo le rilevazioni di Nomisma Wine Monitor, le esportazioni di vini italiani Dop verso quello che è il principale mercato sudamericano registrano una crescita sia in valore sia in volume, con i rossi della Toscana che si confermano il primo vino esportato in Brasile per valore, mentre i bianchi del Veneto trainano la crescita a volume. Secondo la società di analisi, “dati che confermano la strategicità di questo mercato in chiave di sviluppo futuro, anche alla luce dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur” che, come annunciato venerdì dalla Commissione Europea, sarà comunque applicato in via provvisoria in attesa della ratifica da parte del Parlamento Ue.

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