“Anche carichi di kiwi e mele italiane bloccati su portacontainer in Medio Oriente”
Per Mellano (Nord Ovest) il rischio è che la Penisola veda compromessi i solidi rapporti commerciali stabiliti con i paesi dell’area

Tra i traffici che restano ‘sospesi’ nei mari mediorientali a causa dell’avvio della guerra contro l’Iran vanno annoverati anche quelli di ortofrutta italiana.
Su questo segmento di merce ha puntato l’attenzione in un intervento Valentina Mellano, Ceo della società di spedizioni e trasporti Nord Ovest.
“La parziale o totale interruzione del traffico via mare ha già comportato il fermo di navi porta-container cariche di ortofrutta, con rischi concreti di deperimento della merce destinata ai mercati arabi”. Diverse cooperative italiane, ha evidenziato, segnalano in particolare blocchi di carichi di kiwi e mele verso Arabia Saudita e paesi limitrofi, con ordini cancellati o rinviati. La conseguenza per l’Italia, tra i principali esportatori mondiali di mele e altri prodotti freschi, è quella di vedere compromessi rapporti commerciali consolidati in Medio Oriente, dove una quota significativa della produzione trova tradizionalmente sbocco.
La testimonianza di Mellano è di un susseguirsi di “comunicazioni tra disdette, smentite e aggiornamenti sulle rotte”, alcune giunte alla “sesta o settima release”, mentre parallelamente per le spedizioni verso diverse aree del Medio Oriente sono stati annunciati incrementi del 20% dei premi assicurativi. Alcune zone, riferisce ancora Mellano, non risultano del tutto più coperte dalle polizze standard, poiché il rischio guerra è ormai formalmente riconosciuto dagli assicuratori.
La riconfigurazione dei servizi via mare ad oggi prevede deviazioni “verso porti alternativi come Khor Fakkan o scali in India”, mentre come noto sospensioni dei booking sono state annunciate “per Upper Gulf, Golfo Persico e Dubai Jebel Ali”. Ad oggi Jeddah resta accessibili, benché solo a certe compagnie, mentre altre aree dell’Arabia Saudita sono considerate off limits.
“Per le aziende che decidono di proseguire con le spedizioni, i costi aggiuntivi si aggirano tra i 2.000 e i 4.000 dollari per container”, sempre però considerando la possibilità che le compagnie dichiarino chiuso il viaggio in porti alternativi per cause di forza maggiore anche per merci già partite.
La crisi, come già noto, ha portato peraltro anche a un crollo della capacità aerea sulle rotte Asia–Medio Oriente–Europa, determinando un calo degli spazi disponibili anche per le merci che necessitano di “tempi di consegna rapidi e prevedibili”. Fattori che insieme secondo la manager rendono la situazione per l’ortofrutta italiana “particolarmente delicata, considerando la natura deperibile dei prodotti”.
Almeno nel breve periodo, secondo Mellano la priorità per le aziende esportatrici dovrà essere quella di “individuare rotte alternative, consolidare flussi tramite hub logistici non direttamente coinvolti nel conflitto e monitorare costantemente l’evoluzione delle condizioni operative”, allo scopo di mitigare il rischio di perdite di prodotto e disservizi lungo la filiera.
A livello globale si segnalano inoltre possibili aumenti dei noli legati ai costi del bunker e alla gestione dei carburanti, con effetti potenzialmente estesi anche ad altre rotte e segmenti del commercio internazionale”.
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