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Logistica

Da inefficienze logistiche extracosti nel largo consumo per almeno 200 mln euro/anno

Una nuova ricerca di Gs1 con Liuc e Politecnico pone l’attenzione sulla collaborazione nella filiera al fine di azzerare spese “evitabili”

di Redazione SUPPLY CHAIN ITALY
28 Maggio 2026
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Dallari ricerca Gs1

Milano – L’inefficienza logistica pesa sulla filiera italiana della Gdo (che muove ogni anno circa 4,6 miliardi di colli) per 200 milioni di euro di extra costi, secondo le stime più caute (ma potrebbero essere anche il doppio).

È questo il dato di sintesi emerso dalla ricerca “I costi nascosti della filiera del largo consumo” di Gs1 realizzata in collaborazione con un gruppo di ricerca congiunto del Politecnico di Milano e della Liuc e condotta su 48 business case.

Fatto 100 il costo complessivo della relazione logistica tra un produttore di beni di largo consumo e un’insegna della Gdo rifornita (nel perimetro che va dal riordino delle merci al loro ricevimento nei Cedi), l’indagine ha infatti evidenziato come una percentuale significativa del totale sia legata a inefficienze logistiche, che generano spese aggiuntive e disservizi per entrambe le parti.

Nel dettaglio, nel comparto del fresco gli extra-costi rappresentano in media il 14,6% dei costi logistici totali, mentre nel secco l’incidenza si avvicina al 20%. Diverse le cause, che però in generale si possono ricondurre a inefficienze operative e ai disallineamenti tra produttori e Gdo.

Dal lato della grande distribuzione organizzata, le inefficienze sono legate soprattutto al mancato rispetto delle date o delle fasce orarie di consegna, che comportano la necessità di riorganizzare le attività di ricevimento e all’acquisto di extra scorte (per tutelarsi contro l’ inaffidabilità), a svolgere attività aggiuntive al ricevimento (rietichettature, controlli, digitazione bolle per carenze o errori rispetto a quantità, tipologia, shelf-life residua o qualità del carico), nonché alla gestione delle anomalie degli ordini, con l’acquisizione manuale dei dati.

Dal fronte dei produttori, le principali criticità riguardano i respingimenti della consegna dovuti a errori di riordino da parte della Gdo, il rientro di pallet Epal scartati in ingresso, la revisioni degli ordini già emessi dalla Gdo e mancato rispetto dei cut-off contrattuali. Un ambito particolarmente critico per i produttori è quello dei tempi di attesa allo scarico, che si traduce a volte in penali per la Gdo.

Per i produttori infine una attività aggiuntiva è quella della ri-pallettizzazione svolta nei Cedi e loro addebitata, nonché quelle legate alle richieste di allestimenti di unità di carico personalizzate.

Guardando da vicino il comparto del fresco, la ricerca ha evidenziato come una relazione inefficiente possa portare a costi di ricezione per collo per la Gdo superiori del 38% a quelli di uno scambio di buona qualità e improntato alla collaborazione. Dal lato dei produttori il costo (in questo caso cost-to-serve) può quasi raddoppiare tra scenari best e worst, con variazioni medie del 77%. Nel dettaglio, in questa filiera gli extra costi, ha evidenziato ancora l’analisi, per la grande distribuzione organizzata sono in particolare legati all’accumulo di scorte per ovviare ai ritardi o agli stralci dei produttori, ai maggiori controlli al ricevimento per rotture o mancanze, e infine alla successiva fase ‘in ufficio’ di gestione e rettifica delle anomalie. Dal lato dei produttori, nel fresco le spese logistiche extra sono dovute a alla rilavorazione di rientri e resi, al reintegro dei pallet scartati e ai controlli per il disallineamento informativo.

La ricerca è poi passata ad analizzare il comparto del secco, rilevando che in questa filiera i costi di ricevimento della merce registrano una variabilità media per collo del 122% a seconda delle condizioni operative più e meno favorevoli. A generare extra costi per le insegne sono anche in questo caso l’acquisto di scorte per tutelarsi contro la scarsa affidabilità delle consegne – in termini di puntualità e completezza –, la bassa accuratezza che genera resi e respinti e le verifiche aggiuntive con l’inserimento manuale dei dati. Dal lato dei produttori, il cost-to serve registra pure una alta variabilità (+103%) tra condizioni ottimali e pessime. Gli extra costi per i produttori sono legati soprattutto alla gestione di resi e rientri, alle penali per le attese (a volte ribaltate sulle insegne) e al mancato rispetto di accordi contrattuali.

Come risolvere o almeno minimizzare queste voci di costo e le inefficienze che le generano?

Diversi sono gli spunti emersi dai casi analizzati dalla ricerca di Gs1. Insieme al tema della collaborazione (tra attori della filiera), lo studio ha evidenziato anche la necessità di maggiore misurazione e segmentazione nelle analisi.

Nel concreto, lo studio ha mostrato come ad esempio la Gdo stia iniziando a sviluppare sistemi di vendor rating per valutare i propri fornitori, mentre i produttori stanno cominciando a rilevare le performance di ricevimento non più tra insegna e insegna, ma tra singoli Cedi, data la grande variabilità delle condizioni riscontrate. Resta il fatto che solo la collaborazione e il confronto tra le parti potrà però portare gli operatori a comprendere, caso per caso, le ragioni dell’ingenerarsi dei diversi costi logistici extra e quindi a provare a porvi rimedio.

F.M.

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