Circa 7mila articoli contraffatti sequestrati a Malpensa da inizio anno
La merce avrebbe potuto fruttare introiti per oltre 2,4 milioni di euro

Sono circa 7mila gli articoli contraffatti sequestrati nell’aeroporto di Malpensa dal gennaio 2026 a oggi.
Lo rende noto l’Agenzia delle Dogane, che nelle attività di indagine si è servita di scanner di ultima generazione, dotati di soluzioni intelligenza artificiale. Insieme alla esperienza operativa maturata dal personale, i sistemi hanno permesso di individuare circa 700 i pezzi nella disponibilità di passeggeri provenienti da rotte extra Ue, in larga parte occultati all’interno dei bagagli a mano e da stiva. La maggior parte della merce, pari a 6.300 pezzi, è stata invece sequestrata nell’ambito delle verifiche svolte presso i magazzini dei corrieri cargo e postali del sedime aeroportuale.
Gli articoli sequestrati, spiegano le Dogane, erano borse in pelle e capi di abbigliamento riportanti marchi della moda e del lusso, di diversa provenienza. In parte la merce era riconducibile a snodi logistici del continente africano (Nigeria, Marocco ed Egitto), in parte ai poli manifatturieri dell’Estremo Oriente (Cina, Singapore, Thailandia e Hong Kong), in entrambi i casi destinata ad alimentare il mercato della contraffazione sul territorio nazionale.
La stima del corrispondente valore commerciale dei prodotti originali è superiore ai 2,4 milioni di euro.
All’esito delle operazioni, non essendo stato possibile ricondurre le spedizioni a soggetti specifici, sono state presentate 15 denunce contro ignoti alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio, per reati quali contraffazione o alterazione di marchi, introduzione nello Stato di prodotti con segni falsi, fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale nonché per violazioni del D.Lgs. 30/2005 sulla proprietà industriale e del D.Lgs. 141/2024 (riforma doganale).
L’attività svolta rientra nel quadro di un più ampio piano di rafforzamento dei controlli in materia di sicurezza dei prodotti e di prevenzione degli illeciti doganali, a tutela degli interessi erariali dello Stato, della concorrenza leale tra gli operatori economici, della proprietà industriale dei titolari dei marchi e del consumatore finale, che dall’acquisto di prodotti contraffatti risulta esposto a rischi connessi sia alla mancata corrispondenza agli standard di sicurezza e qualità delle merci, sia all’utilizzo di materiali e sostanze non conformi alle normative europee e nazionali.
Al momento, chiarisce ancora la nota, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari.
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