SiCobas e Usb prosciolti a Piacenza dall’accusa di ‘associazioni a delinquere’
L’indagine aveva portato nel 2022 all’arresto di 8 rappresentanti delle due sigle, ‘liberati’ il mese successivo dal Tribunale del Riesame di Bologna
È caduto il teorema della Procura di Piacenza secondo il quale Si Cobas e Usb avevano al proprio interno associazioni a delinquere che coagulavano lavoratori “di origine straniera” da “strumentalizzare” con l’obiettivo di “conquistare i magazzini” delle multinazionali della logistica.
A renderlo noto sono state le due organizzazioni di base, al centro di una inchiesta durata anni e che aveva portato nel luglio del 2022 anche all’arresto di 8 sindacalisti delle due sigle. I rappresentanti delle due organizzazioni erano stati accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, interruzione di pubblico servizio, sabotaggio ed estorsione. Nelle carte, gli inquirenti li avevano accusati di avere generato ad arte un “continuo conflitto” all’interno dei magazzini di Piacenza prendendo “a pretesto ogni banale problematica risolvibile tramite normali relazioni industriali”, allo scopo di incrementare il numero di associati. Già nell’agosto 2022, il Tribunale del riesame di Bologna aveva liberato tutti i sindacalisti finiti ai domiciliari sostenendo che i “fini delle ipotizzate associazioni fossero leciti” nonché tutelati dallo Statuto dei Lavoratori.
Nei giorni scorsi il nuovo passaggio, con il proscioglimento “perché il fatto non sussiste” da parte della Giudice per l’Udienza Preliminare di Piacenza Francesca Gigli per i 7 sindacalisti imputati di associazione a delinquere (Riad Zaghdane, della Usb, è infatti scomparso nel 2023 a 56 anni per un tumore) e di altri 83 capi d’imputazione di violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, interruzione di pubblico servizio, sabotaggio ed estorsione. La giudice ha invece deciso per il rinvio a giudizio per circa una decina di singoli episodi di picchettaggio, in cui viene contestata a sindacalisti e operai-facchini della logistica l’ipotesi di violenza privata. Molti dei capi d’imputazione, che risalgono a fatti del 2016-2018, nel frattempo sono andati prescritti.
“Le motivazioni della sentenza verranno rese pubbliche tra una trentina di giorni, ma ciò che è chiaro da subito è che l’attività svolta dai sindacalisti dell’Usb era ed è un’attività diretta a fini sindacali che sono non solo tutelati, ma garantiti dalla nostra Carta Costituzionale in applicazione degli articoli 39 e 40” ha commentato l’Unione Sindacale di Base, per la quale questo esito è “un colpo ferale a chi ha tentato di bloccare le lotte nella logistica che con la loro ruvidità hanno contribuito ad affermare diritti e condizioni di lavoro dignitose, facendo emergere nel contempo il carattere criminogeno del sistema degli appalti, un sistema fortemente infiltrato da evasori fiscali, caporali del terzo millennio, malavita organizzata”.
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