Gli occhi di Msc sul nuovo terminal ferroviario dell’Interporto di Bologna
Il colosso elvetico pronto a entrare nel capitale e a prenderne il controllo rilevando anche la quota del comune emiliano

Fallito l’assalto all’inland terminal dell’Interporto di Padova (sempre che il relativo ricorso non muti lo scenario), il gruppo Msc sarebbe pronto a rilevare quello (in realizzazione) di Bologna, passando questa volta dalla porta principale.
L’indiscrezione dell’edizione bolognese del Corriere della Sera ha trovato riscontri: il colosso elvetico sta trattando l’ingresso nel capitale di Interporto di Bologna e la successiva scalata. La cornice è nota: dopo anni di perdite, il Comune, azionista di maggioranza con il 35% del capitale, ha prima indetto un aumento di capitale da 8 milioni di euro e poi, previo intervento della Corte dei Conti, deciso di non sottoscriverlo, avviando al contrario l’uscita da una società ritenuta (oltre che causa di esborsi) non più strategica col mutamento (anche statutario) della finalità dalla gestione immobiliare a quella logistico-ferroviaria.
Una mossa che ha spiazzato molti altri soci (in primis il gruppo Intesa Sanpaolo, che ha il 17%) e potenziali investitori, col risultato che solo 2 milioni dell’aumento sono stati sottoscritti, da Città Metropolitana di Bologna (1.434.675 euro), Camera di Commercio di Bologna (482.361 euro) e Mercitalia Rail (121.495 euro). Sicché la prossima settimana una già calendarizzata assemblea dei soci dovrebbe dare mandato al presidente, il giuslavorista Stefano Caliandro, di cercare un acquirente per le quote non sottoscritte: Msc avrebbe già manifestato interesse per una quota che vale il 17% di capitale e la pole position per rilevare quella del Comune ed eventualmente altre.
Il tutto, evidentemente, a prezzo assai conveniente, se non di saldo, dato quanto sopra. Un affare per Msc, il cui vero target è il nuovo terminal che Interporto sta realizzando su aree di proprietà adiacenti e facilmente raccordabili a quelle del Gruppo Fs. Un investimento da 50 milioni di euro circa, coperti per metà da risorse pubbliche a fondo perduto (finanziamenti del Fondo sviluppo e coesione e del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti), arrivato a buon punto, malgrado qualche dilazione legata alle operazioni finanziarie in essere, che si tradurrà in una struttura da cinque binari da 750 metri, piazzale di oltre 30mila mq e due gru a portale (già installate).
A.M.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER GRATUITA DI SUPPLY CHAIN ITALY



