Gli Houthi attaccheranno le navi che scalano i porti sauditi, altro shock per la logistica via mare
Fra gli obiettivi c’è anche quello di interrompere il flusso di merci e petrolio da e per i Paesi affacci sul Golfo Persico che oggi bypassa lo Stretto di Hormuz
Non più solo lo Stretto di Hormuz e quello di Bab el Mandeb, il rischio di attacchi per le navi si estende concretamente anche ai porti dell’Arabia Saudita. O meglio, alle navi che entrano ed escono da questi scali. I miliziani yemeniti hanno infatti compiuto un nuovo passo nell’escalation del confronto in Mar Rosso avvertendo (via mail) diverse compagnie di navigazione di non caricare né scaricare merci nei porti dell’Arabia Saudita. Nella comunicazione inviata agli armatori e agli operatori del settore, il gruppo ha minacciato che le navi che ignoreranno il divieto potranno essere considerate obiettivi militari “ovunque si trovino nel raggio d’azione delle forze yemenite”.
L’avviso, diffuso dall’Humanitarian Operations Coordination Center con sede a Sana’a, rappresenta una significativa estensione della campagna marittima degli Houthi. Fino a oggi, infatti, gli attacchi avevano interessato principalmente navi ritenute collegate a Israele o ai suoi alleati occidentali, mentre con questa nuova direttiva anche l’Arabia Saudita (che si sta affermando come un bypass terrestre per l’import-export di merci in alcuni paesi affacciati sul Golfo Persico) entra direttamente nel mirino della strategia del movimento sostenuto dall’Iran.
La decisione equivale, di fatto, alla proclamazione di un blocco navale contro l’Arabia Saudita e apre un nuovo fronte nella crisi che coinvolge le principali rotte commerciali tra Asia, Europa e Medio Oriente. Gli Houthi sostengono che la misura sia una risposta alle azioni saudite contro lo Yemen, ma il provvedimento si inserisce anche nel più ampio deterioramento della situazione regionale, segnato dall’intensificarsi delle tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Il Mar Rosso rappresenta infatti uno dei principali corridoi del commercio mondiale. Attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb transitano ogni anno ingenti volumi di merci ed energia diretti verso il Canale di Suez. Qualsiasi minaccia alla sicurezza della navigazione rischia quindi di produrre effetti ben oltre il Medio Oriente.
L’impatto della minaccia si è manifestato quasi immediatamente. Secondo i dati di monitoraggio del traffico marittimo, almeno due petroliere che trasportavano greggio saudita hanno invertito la rotta nel Mar Rosso dopo l’avvertimento degli Houthi. Una terza nave, diretta al porto saudita di Yanbu per effettuare il carico, ha rinunciato all’operazione e ha cambiato percorso.
Le deviazioni costringono gli armatori a scegliere rotte più lunghe e costose, aumentando i tempi di consegna e i consumi di carburante. Per le grandi petroliere, inoltre, l’eventuale passaggio attraverso il Canale di Suez può richiedere operazioni logistiche aggiuntive, con ulteriori costi per gli operatori.
L’annuncio degli Houthi alimenta anche le preoccupazioni del mercato assicurativo. Il rischio di guerra per le navi che attraversano il Mar Rosso è già aumentato nelle ultime settimane e gli operatori temono ulteriori rincari dei premi assicurativi se la minaccia dovesse tradursi in nuovi attacchi.
Una prolungata instabilità lungo la rotta del Mar Rosso potrebbe incidere sulle esportazioni di petrolio saudita e sulla regolarità delle catene di approvvigionamento internazionali, proprio mentre il settore dello shipping cerca di recuperare una nuova normalità dopo le interruzioni registrate negli ultimi mesi.
Resta da capire in che modo gli Houthi intendano applicare concretamente il divieto. In passato il gruppo ha emesso minacce molto ampie, salvo poi colpire un numero limitato di bersagli selezionati. Tuttavia, il semplice annuncio è sufficiente ad aumentare l’incertezza e le preoccupazioni tra armatori, compagnie assicurative e trader energetici, costretti ora a rivalutare il livello di rischio delle rotte verso i porti sauditi.
Per il commercio marittimo internazionale si apre così una nuova fase di tensione, nella quale anche il solo timore di possibili attacchi può modificare le rotte delle navi e incidere sui costi della logistica globale, con possibili ripercussioni sui mercati energetici e sull’economia internazionale.
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