Oltre il 60% del traffico ferroviario merci italiano parte o arriva da un porto o un valico alpino
Rfi certifica il calo dei treni*km nel 2025 e rileva il peso sempre maggiore degli accordi quadro con le imprese (+12,4%)
Il traffico ferroviario merci circolato sulla rete italiana, come rilevato nelle scorse settimane anche da Fermerci, nel 2025 ha subito un nuovo calo, sia in termini di treni* km, che si sono fermati a quota 49,4 milioni (erano 51,2 milioni nel 2024), sia per numero di convogli effettuati, 232mila (dai 241mila dell’anno precedente).
Lo riporta l’ultimo Piano Commerciale di Rfi, pubblicato nei giorni scorsi, evidenziando anche l’ampio divario che si è mostrato tra i traffici che sono stati realmente svolti e quelli programmati, pari a 69 milioni di treni *km. Una evoluzione, sottolinea la controllata di Fs nel rapporto, che riporta le percorrenze all’incirca livelli di alcuni anni fa, mostrandosi comunque superiore ai 49 milioni di treni*km del 2019 e ai volumi registrati dal 2009 in poi.

La netta maggioranza delle percorrenze, ha rilevato ancora il report, ovvero circa 31 milioni di treni*km (il 62,5% circa) è stata effettuata nell’ambito di accordi quadro stipulati da Rfi con le imprese, una modalità che consente agli operatori oltre a una programmazione stabile la priorità nella assegnazione degli slot in forte crescita (+12,6% rispetto al 2024).
Dal punto di vista più infrastrutturale – rete a parte – la fotografia scattata da Rfi coincide invece più o meno con quella del 2024. Sono infatti 323 i raccordi privati presenti sul territorio italiano, all’interno di 153 stazioni (erano 324 l’anno prima), perlopiù situati nel Nord del paese, con le presenze maggiori nell’ordine in Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Toscana, e al Sud la Puglia. Il traffico continua a essere estremamente concentrato, considerando che l’80% del traffico transita per circa il 20% degli impianti.
Interessante notare che, data la vocazione all’export dell’economia italiana, oltre il 60% ha avuto origine o destino in un porto o in un valico di frontiera. Per quel che riguarda nello specifico i flussi che interessano gli scali, il piano rileva un nuovo declino delle movimentazioni – secondo una tendenza che si osserva dal 2022, per movimentazioni nel 2025 di soli 39,7 mila treni (erano 41mila nel 2024, 41.700 nel 2023 e 44.600 nel 2022).
Guardando invece alle caratteristiche dei convogli, il documento segnala che, relativamente alla lunghezza, il 34% di quelli circolati sulla rete nazionale nel 2025 superava i 500 metri, mentre in media ogni settimana hanno viaggiato 229 treni merci lunghi oltre 600 metri. Rispetto al peso, il 50% del totale superava le 1.000 tonnellate, mentre il 7% ‘pesava’ oltre 1.600 tonnellate.
L’altro tema chiave affrontato dal report è infine quello della puntualità dei convogli merci. In particolare quella ‘reale’ (ovvero relativa ai treni arrivati a destinazione entro 30 minuti rispetto all’orario programmato) è risultata nuovamente in leggero decremento nel 2024, fermandosi al 57,2%, dal 57,8% del 2024 e dal 59,2% dell’anno ancora precedente.
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