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Mercato auto Ue: immatricolazioni in crescita, ma l’Italia frena la transizione elettrica

Urge la revisione della fiscalità aziendale e misure strutturali contro il rischio di stallo del mercato a incentivi “a intermittenza”

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
31 Ottobre 2025
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Il mercato europeo delle autovetture registra a settembre 2025 una solida crescita, ma l’analisi sui dati Uurae, su base Eurostat, conferma che la ripresa è ancora incompleta e che l’Italia sconta un grave ritardo nella diffusione dei veicoli elettrici puri ovvero i Bev.

Settembre ha chiuso con 1.236.876 immatricolazioni in Europa, un incremento del +10,7% rispetto al 2024 e del +6,0% sul 2023.  Nonostante il recupero, i volumi cumulati dei primi nove mesi sono ancora inferiori del -18,1% rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019.

Tutti e cinque i principali mercati europei hanno chiuso settembre in positivo, ma il trend cumulato dei nove mesi evidenzia forti differenze: la prima è che dal lato espansione la Spagna guida con una crescita del +14,8% nel cumulato, seguita dal Regno Unito (+4,2%). La Germania è sostanzialmente stabile (-0,3%), mentre Italia (-2,9\%) e Francia (6,3%) registrano ancora un calo nel progressivo annuale. L’Italia mantiene la quarta posizione tra i 5 major market per volumi sia nel mese sia nel cumulato.

La principale criticità emersa è il ritardo cronico dell’Italia nel segmento delle vetture ricaricabili (Esc: Bev + Phev ibride plug-in), con un divario insostenibile nella mobilità a zero emissioni.

Mercato (Gen.-Set. 2025) Quota Ecv Totale Quota Bev (Elettrico Puro) Quota Media Estero (Bev)
Italia 11,1% 5,2%
Germania 28,4% 18,1 % 22,8%
Regno Unito 33,0% 22,1%
Francia 24,3% 18,2%

 

L’Italia si conferma fanalino di coda tra i 5 mercati principali. La quota di Bev del 5,7% nel mese di settembre è lontanissima dalla media del 22,8% registrata dagli altri grandi Paesi, rappresentando un fattore 4,0 di distanza.

A fronte di questo ritardo, Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) sottolinea la necessità urgente di misure strutturali per stabilizzare la domanda. Andrea Cardinali, direttore generale di Unrae, ha evidenziato come il recente fondo Mase per gli incentivi, esaurito in meno di 24 ore, confermi l’esistenza dell’interesse per la mobilità elettrica, ma anche il problema del meccanismo di erogazione: “Questo meccanismo ‘a intermittenza’ è ormai un copione noto: lunghi mesi di attesa, poi una fiammata improvvisa che brucia i fondi in poche ore e, subito dopo, il rischio di una nuova fase di stallo del mercato.”

L’associazione insiste su tre punti imprescindibili per trasformare l’interesse in domanda stabile: la revisione della fiscalità aziendale che consiste nel rivedere il trattamento fiscale delle auto aziendali (detraibilità Iva, deducibilità dei costi, ammortamenti) attraverso la Delega Fiscale, cruciale per abilitare la mobilità a zero emissioni. Il secondo punto riguarda le infrastrutture e i costi di ricarica e prevede lo sviluppo capillare dell’infrastruttura e la riduzione dei detti costi. L’Osservatorio Adiconsum – TariffEV ha evidenziato che i prezzi medi della ricarica pubblica in Italia rimangono scollegati dal prezzo all’ingrosso dell’energia e superiori a quelli di altri Paesi europei, penalizzando gli automobilisti senza infrastruttura domestica. Ultimo punto è la chiarezza normativa Ue: in questo senso urgono indicazioni normative chiare e definitive dall’Ue per evitare interpretazioni divergenti in una fase delicata della transizione industriale.

La rapida crescita delle immatricolazioni in Europa non può mascherare le sfide strutturali, in particolare quella italiana, che richiede interventi immediati e di lungo periodo per allinearsi agli obiettivi di decarbonizzazione, conclude il rapporto Unrae.

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