Non solo camion, Fermerci chiede supporto al governo per il trasporto su ferro
Nel frattempo TrasportoUnito critica l’accordo raggiunto venerdì: “Uno dei peggiori per il settore”
Dopo l’impegno del governo a prorogare il taglio delle accise sui carburanti, annunciato venerdì dal coordinamento dell’autotrasporto Unatras, anche il trasporto ferroviario merci si fa avanti per chiedere al Governo sostegni per il proprio settore.
In una lettera inviata alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a diversi ministri – tra loro il titolare del Mit Matteo Salvini – in particolare Fermerci ha scritto di guardare “con attenzione” alle recenti misure approvate dal Consiglio dei Ministri per il trasporto merci su strada, evidenziando però come quello ferroviario “continui a non ricevere adeguate misure di sostegno, nonostante una crisi che prosegue ormai dal 2022”. La missiva cita i dati dell’ultimo report annuale dell’associazione, pubblicato nei giorni scorsi, che per il 2025 mostra un calo dei treni-km (a 49,4 milioni di treni-km, – 8% rispetto al triennio precedente) frutto di vari fattori tra cui l’impatto dei cantieri infrastrutturali avviati in attuazione del Pnrr.
Pur comprendendo “pienamente” la loro importanza, i lavori danno vita a “riduzioni di capacità, cancellazioni di tracce, deviazioni di percorso ed extracosti” che “stanno mettendo a dura prova la tenuta economica degli operatori”. Con il rischio, è il timore di Fermerci, di un trasferimento modale da ferrovia alla strada. Da qui le richieste dell’associazione di misure compensative per le imprese ferroviarie penalizzate dalle interruzioni infrastrutturali, del rafforzamento del Ferrobonus, del “rapido ripristino e rifinanziamento delle misure Loco e Carri”, così come di un regime agevolato delle accise anche per il carburante utilizzato nelle attività di manovra ferroviaria e infine l’attivazione di un tavolo permanente di confronto sul trasporto ferroviario merci.
Il richiamo di Fermerci non è stato l’unico rilievo seguito all’annuncio dell’accordo di venerdì. Per ragioni e con toni decisamente diversi, è intervenuta sull’intesa anche TrasportoUnito che per voce del segretario generale Maurizio Longo l’ha descritta come “uno dei peggiori accordi storicamente raggiunti per il settore”. Longo, che aveva già manifestato questa posizione critica al termine dell’incontro, ha spiegato di ritenere “insoddisfacenti” i suoi punti chiave, in particolare “il rinvio di un mese nei versamenti contributivi non produce effetti concreti”, mentre la riduzione di 30 giorni nei tempi di recupero delle accise, per i veicoli industriali, euro 5 ed euro 6, “poteva concretizzarsi con una semplice circolare.”
Per TrasportoUnito restano infine irrisolti i temi dei “costi minimi di sicurezza” e dei “contratti in forma scritta”, mentre i contributi per i crediti d’imposta (200 milioni di euro in più rispetto ai 100 già annunciati, per complessivi 300 milioni) “si traducono in una ben povera cosa visto che vanno distribuiti su una platea di oltre 350.000 veicoli pur escludendone un’altra metà perché meno ecologici”.
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