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Trasporti

In arrivo i primi surcharge in vista del possibile sciopero nei porti Usa

Le trattative tra sindacato e rappresentanti delle compagnie ristagnano, rendendo più probabile uno stop alle operazioni a partire dal 16 gennaio

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
1 Gennaio 2025
Stampa
Savannah port Hapag lloyd

Preso atto dello stallo nelle trattative tra Ila (International Longshoremen’s Association) e Usmx (Us Maritime Alliance) per il rinnovo del contratto dei portuali statunitensi, le compagnie di navigazione si stanno preparando agli impatti del nuovo possibile sciopero che potrebbe scattare già dal 16 gennaio, all’indomani della scadenza individuata dalle due parti per il contratto ora in vigore.

Hapag Lloyd in particolare ha annunciato l’introduzione di due surcharge ad hoc, in previsione delle criticità che si andrebbero a creare con uno stop alle operazioni nei porti statunitensi della costa est e del Golfo del Messico. I due extra costi, ha spiegato, entrerebbero in vigore, solo in caso di proclamazione dello sciopero, a partire dal 20 gennaio (peraltro giorno dell’insediamento alla Casa Bianca di Trump, che una decina di giorni fa si è nettamente schierato dalla parte dei lavoratori nella loro battaglia contro l’automazione).
I nuovi e specifici Work Disruption Surcharge e Work Interruption Destination, secondo la compagnia, andrebbero a coprire i costi aggiuntivi generati da intermittenze lavorative, congestioni, rallentamenti e altri “eventi non previsti” che potrebbero ritardare le operazioni e comportare la necessità di spese aggiuntive per servizi di handling, stoccaggio e feederaggio.

Il primo si applicherà a carichi in arrivo nei porti della costa est e del Golfo degli Usa da varie origini – tra cui Nord Europa e Mediterraneo -, mentre il Wid riguarderà quelli che giungono negli stessi scali dall’Asia orientale (Cina, Giappone, Corea del Sud e così via). Per entrambi l’importo sarà di 850 dollari per box da 20 piedi e di 1.700 per quelli da 40.

Maersk, dall’altro lato, non ha comunicato al momento di voler introdurre surcharge, ma ritenendo allo stato attuale “possibile” che su tutta la costa orientale i lavoratori incrocino le braccia già il 16 gennaio, ha “caldamente invitato” i clienti a ritirare i container carichi presenti negli scali e a restituire quelli vuoti prima del 15, per contribuire a “mitigare” l’impatto delle criticità negli scali.

Non sono arrivate al momento invece comunicazioni specifiche da Msc. Nei giorni scorsi il carrier svizzero aveva tuttavia segnalato un aumento del suo Emergency Operation Surcharge per spedizioni dal Nord Europa verso Usa, Bahamas e Puerto Rico in ragione delle “previste criticità operative” attese sulla tratta transatlantica nei primi mesi del 2025 per via della ristrutturazione dei servizi a seguito della entrata in vigore delle nuove alleanze tra operatori. Una iniziativa criticata da alcuni osservatori, che l’avevano vista come un modo per scaricare sulla clientela i costi del riassestamento dei network voluto dagli stessi carrier, Msc inclusa.

Tornando al tema del confronto tra Ila e Usmx, non si registrano ad oggi passi avanti. Dopo l’edndorsement di Trump alla battaglia della prima, le due parti hanno ripreso a diffondere comunicazioni in cui preparano il terreno per un eventuale inasprirsi del confronto ribadendo la bontà delle proprie posizioni. In particolare la Usmx, che rappresenta i carrier, nell’ultimo mese ha ancora sottolineato la necessità di efficientare le operazioni negli scali per aumentarne la produttività, non essendo possibile una loro espansione a terra, sottolineando l’impegno a che questo obiettivo possa essere raggiunto “non solo proteggendo l’occupazione ma anche incrementando le posizioni lavorative” attuali.

Dopo aver espresso grande apprezzamento per le parole di Trump, la Ila è stata invece pubblicamente silente, fatta salva una lettera di Natale “ai suoi membri e alle loro famiglie” a firma del presidente Harold J. Daggett, in cui il vertice dell’organizzazione sindacale si è detto grato per “l’impegno, lo spirito, il coraggio e l’unità” dimostrati in occasione degli scioperi di ottobre. “La nostra determinazione potrebbe essere messa di nuovo alla prova a metà gennaio” ha poi aggiunto Daggett, rimarcando di voler “evitare un altro sciopero” e auspicando che “i nostri datori di lavoro rappresentati dalla Usmx rispettino le nostre richieste per un contratto equo e dignitoso”.

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