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Sicurezza sul mare: porti italiani al centro del contrasto ai traffici illeciti

Due recenti operazioni alla Spezia e Civitavecchia rivelano una rete di traffici che spazia dalle armi agli stupefacenti di elevata purezza

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
11 Giugno 2026
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La Speiza Adm Fiamme Gialle

Due operazioni compiute in sinergia tra le varie forze dell’ordine, militari e civili, hanno permesso di sventare altrettante operazioni di contrabbando su fronti completamente diversi, localizzate nel Mar Ligure e lungo le coste tirreniche, e allo stesso tempo confermato l’efficacia dei protocolli di controllo doganale e di retrovalico.

Nello scalo marittimo della Spezia, l’azione coordinata dei funzionari doganali e dei militari della Guardia di Finanza ha portato all’intercettazione e al sequestro di un ingente quantitativo di armi ad aria compressa. Il carico, composto da sessantacinque fucili con calibri compresi tra i 4,5 e i 9 millimetri, era partito dalla Slovenia ed era diretto sul mercato cileno. Nonostante la documentazione d’accompagnamento dichiarasse la presenza di semplici strumenti da simulazione sportiva per il softair, le successive perizie balistiche e gli approfondimenti tecnici hanno svelato una realtà diversa: i dispositivi erogavano una potenza di uscita del proiettile compresa tra i 50 e i 120 joule, una soglia che supera nettamente the limite dei 7,5 joule fissato dalla legislazione italiana per la libera vendita.

Il livello della capacità offensiva ha imposto l’immediata riclassificazione della merce come armi comuni da sparo a tutti gli effetti di legge. Il transito del lotto, il cui valore commerciale stimato si aggira intorno ai settantamila euro, stava avvenendo in violazione del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza e del Codice penale in quanto privo delle prescritte licenze di esportazione. L’intera spedizione è stata posta sotto sequestro e messa a disposizione della magistratura, mentre le indagini proseguono per ricostruire l’intera filiera commerciale e individuare le responsabilità penali dei soggetti coinvolti nell’illecito transito.

Solo pochi giorni prima sul versante tirrenico nel porto di Civitavecchia è stato compiuto un intervento di contrasto ai traffici transnazionali, che ha riguardato, in questo caso, il mercato degli stupefacenti. Durante i controlli notturni di retrovalico eseguiti sui passeggeri e sui veicoli sbarcati da una motonave proveniente da Barcellona, un’azione congiunta tra i finanzieri del Comando Provinciale di Roma, la Polizia di Frontiera Marittima e i funzionari locali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha permesso di scoprire un ingente carico di droga. L’ispezione si è concentrata su un’autovettura con targa estera, guidata da un cittadino di nazionalità tedesca il cui crescente stato di nervosismo durante le procedure di identificazione ha spinto le autorità ad approfondire l’accertamento.

Il successo dell’operazione è stato determinato dall’impiego combinato di risorse tecnologiche e investigative: grazie al fiuto dell’unità cinofila antidroga Milton e all’utilizzo dello scanner di ultima generazione in dotazione alla dogana, le forze dell’ordine hanno infatti individuato un doppiofondo artificiale ricavato tra il pianale del portabagagli e il vano della ruota di scorta. All’interno dell’intercapedine erano nascosti ventidue panetti sigillati di cocaina ad altissimo grado di purezza, per un peso complessivo superiore ai ventitré chilogrammi. Oltre alla sostanza stupefacente, i funzionari hanno sequestrato il veicolo modificato, lo smartphone utilizzato per la gestione logistica dello spostamento e una somma in contanti superiore a mille euro, ritenuta un primo compenso per l’attività di trasporto.

Il corriere straniero è stato arrestato e trasferito presso la Casa Circondariale di Civitavecchia, dove dovrà rispondere del reato di traffico internazionale di sostanze stupefacenti con l’aggravante dell’ingente quantitativo. Le autorità giudiziarie precisano che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che, in linea con i principi costituzionali, l’indagato beneficia della presunzione di innocenza fino all’eventuale emissione di una sentenza definitiva.

 

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