Export dei distretti industriali in tenuta (+0,9%) nel 2025
“Premiata”, secondo Intesa Sanpaolo, “la prontezza delle imprese nel rivedere la geografia dell’export”, in particolare rivolgendosi verso Emirati Arabi, Polonia e Spagna

Nel triennio 2023-2025 i distretti industriali italiani hanno mantenuto una competitività elevata grazie alla tenuta del commercio estero, nonostante un rallentamento della crescita. È quanto emerge dalla 18esima edizione del Rapporto annuale Economia e finanza dei distretti industriali, a cura del Research Department di Intesa Sanpaolo. L’analisi ha evidenziato come tra le 22.557 imprese considerate, dopo il balzo del biennio 2021-22, il fatturato sia sceso lievemente in quello successivo, collocandosi nel 2024 intorno ai 343 miliardi di euro.
Guardando alle vendite estere, il rapporto mostra come nel 2025, al netto dei flussi del distretto orafo di Arezzo (che l’anno prima aveva registrato un balzo dell’export verso la Turchia), le esportazioni dei distretti abbiano mostrato un progresso dello 0,9%. Un dato non scontato, evidenziano gli analisti, in un contesto di grandi turbolenze e di discontinuità della politica commerciale americana. In particolare, è stata premiata “la prontezza delle imprese nel rivedere la geografia dell’export, cogliendo le opportunità presenti in mercati come gli Emirati Arabi Uniti, la Polonia e la Spagna”, i tre Paesi in cui questo è cresciuto di più in valore nel 2025.
La diversificazione dei mercati di sbocco, secondo il Research Department di Intesa Sanpaolo, potrà trarre beneficio dai nuovi accordi commerciali tra Unione Europea e India, Australia e Messico, nonché da quello con Mercosur. Data la limitata incidenza attuale sull’export totale dei distretti, si suppone “l’esistenza di un ampio potenziale di crescita, soprattutto per quei territori e quelle filiere che già mostrano una presenza, seppur contenuta, nell’area”.
Quanto al 2026, l’analisi indica tra le priorità la ‘difesa’ del mercato americano al fianco della ricerca di opportunità in nuovi mercati, che dovranno andare di pari passo con lo sviluppo di innovazione e tecnologia e con il perseguimento della sostenibilità. Un mix articolato che secondo gli analisti potrà essere adottato con più facilità nei distretti che godono di vantaggi localizzativi, legati alla prossimità delle forniture e alla presenza di competenze, di enti di formazione e di ricerca. Fattori che in particolare spiegano il successo dei cinque poli aerospaziali attivi in Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia che da soli secondo lo studio rappresentano circa il 90% degli addetti e dell’export del settore in Italia.
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