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Dove ha origine la notte della logistica italiana: tra crisi di rappresentanza sindacale e innegabili zone d’ombra

La morte del coordinatore dei Cobas Adil Belakhdim, travolto nei giorni scorsi da un tir davanti al centro distribuzione Lidl di Biandrate da un camionista che si è costituito nelle ore successive, ha fatto crescere l’attenzione dei media sul comparto della logistica, nelle ultime settimane già al centro di vertenze durissime in cui un ruolo chiave […]

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21 Giugno 2021
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zampieri

La morte del coordinatore dei Cobas Adil Belakhdim, travolto nei giorni scorsi da un tir davanti al centro distribuzione Lidl di Biandrate da un camionista che si è costituito nelle ore successive, ha fatto crescere l’attenzione dei media sul comparto della logistica, nelle ultime settimane già al centro di vertenze durissime in cui un ruolo chiave è stato quello giocato dalla stessa sigla cui apparteneva il giovane sindacalista deceduto.

Sulle pagine di SUPPLY CHAIN ITALY abbiamo deciso di riprendere una analisi sullo stato del lavoro nel settore pubblicata sul suo blog da Mario Sassi, direttore generale di Cfmt (centro studi, ricerche e formazione per i manager del terziario), già Direttore Centrale delle Politiche del Lavoro e welfare di Confcommercio e nei primi anni della sua vita professionale anche impiegato presso la Cisl.

La disamina di Sassi è interessante perché oltre spiegare il perché delle ‘modalità organizzative’ delle mobilitazioni dei Cobas (il blocco dei piazzali attuato di notte quando la polizia è più lontana e impiega più tempo ad arrivare), ricostruisce l’origine del fenomeno delle cooperative nel settore, in partenza nate su iniziativa dei sindacati confederali ma poi ‘scappate di mano’ quando “l’immigrazione legale o meno ha fornito una concorrenza spregiudicata a basso costo”.

Generando dunque una “terza classe operaia”, scrive Sassi, che la “vecchia guardia” dei confederali non ha saputo rappresentare, lasciando spazio all’affermarsi dei sindacati di base, complice anche la debolezza delle direzioni del personale, “non attrezzate ad affrontare questi fenomeni e succubi di vecchie relazioni sindacali con i sindacalisti con i quali erano cresciuti nelle aziende di trasporti di ben altre dimensioni”.

Terzo ingrediente citato da Sassi, le “pretese del massimo ribasso nelle gare per l’aggiudicazione della gestione dei magazzini da parte dei clienti” insieme a “una gestione molto spregiudicata e rigida” (delle risorse umane completiamo il quadro”.

“Da qui la facilità con cui i Cobas si sono affermati. Quando il sindacato confederale se la prende con Amazon che resta una delle aziende che i contratti li rispetta e si gira dall’altra parte su questi fenomeni commette un errore grave perché dimostra di non capire nulla o quasi della logistica moderna e del contesto nella quale le aziende corrette si sviluppano” è la posizione di Sassi.

Secondo il quale le aziende della Gdo potrebbero ritrovare la strada solo decidendo di affidarsi a “interlocutori seri”, azzerando “il rapporto con alcune cooperative”, accettando “un aumento dei costi come giusto prezzo da pagare per avere la situazione sotto controllo”.

Leggi tutto il post ‘La guerra tra invisibili nei piazzali della logistica’ sul blog di Mario Sassi

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