Vaccini e logistica in Italia: ecco il documento destinato ad Arcuri e al Mit

Nove associazioni di categoria a vario titolo coinvolte abitualmente nel business dei trasporti, della logistica e della distribuzione dei prodotti farmaceutici in Italia hanno elaborato un documento intitolato “Focus vaccini – La sfida logistica” destinato al Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e alla struttura di Domenico Arcuri (Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19). Nonostante gli appelli e gli inviti a convocare a Roma un tavolo di coordinamento per pianificare il lavoro da fare nei prossimi mesi quando i vaccini saranno pronti per la distribuzione da e per l’Italia, dal Governo finora tutto tace e allora il comparto si è mosso per preannunciare a chi di dovere quali potranno essere alcune delle principali criticità da affrontare.

Il documento, che SUPPLY CHAIN ITALY ha potuto visionare, è ‘firmato’ da Pharmacom Italia, Assaeroporti, Assohandlers, Assaereo, Anama, Assoram, Ibar e Aicai e ricorda in primis che sono 11 i vaccini per Covid-19 in fase avanzata di lavorazione in centri di sviluppo dislocati tra Stati Uniti, Europa, Cina e Australia.

“Diversi studi – si legge nel documento – ipotizzano che tra dicembre 2020 e gennaio 2021
dovremmo avere le prime dosi di vaccino Covid-19. Per l’Italia si prevede una distribuzione di 20-30 milioni di dosi solo nel primo trimestre del 2021 che richiederanno uno sforzo straordinario in termini di organizzazione e coordinamento di tutti gli operatori vettori aerei, spedizionieri, scali aeroportuali, dogane, hub logististici magazzini distribuzione nazionale per la conservazione, sorveglianza, compagnie assicurative”. Oggetto dell’analisi sono i tre scenari distributivi esistenti (importazione dei vaccini da fuori Europa, dal vecchio continente ed esportazione del carico prezioso dal nostro paese) e la mappatura delle strutture esistenti al servizio della logistica dei vaccini.

Fra le criticità vengono menzionate ad esempio le limitazioni alla quantità di ghiaccio secco che può trasportare un aereo, la possibilità di settaggio temperature di trasporto a bordo (indicativamente vanno da +2 a +25°C), l’ampiezza dei magazzini pharma esistenti, l’esistenza e la disponibilità di imballi idonei al trasporto richiesto.

Guardando alla catena logistica dei preparati che arriveranno da oltreoceano vengono evidenziate le seguenti possibili problematiche: rischio intasamento degli aeroporti con possibili conseguenze negative sulla tutela del rispetto della catena del freddo, riduzione di capacita per le merci normali e/o per quelle che già viaggiano a temperatura controllata, presenza di magazzini refrigerati nei centri di distribuzione intermedi e end user, quantità di mezzi idonei per la distribuzione del vaccino Covid-19 nel trasporto backbone / lastmile, attenzione agli aspetti di sicurezza e tracciabilità, tutela del prodotto da furti o atti di contraffazione, eventuali picchi di attività ed effetti sulla distribuzione degli altri prodotti
healthcare.

Alcune di queste criticità (soprattutto quelle inerenti i magazzini e i mezzi stradali) riguardano anche la logistica dei vaccini intra-europea anche se, viene precisato, “alcune di queste criticità potrebbero essere minori nel caso in cui la temperatura di conservazione dei vaccini Covid-19 non superasse i -20°C”.

Le nove associazioni, sottolineando che “sarebbe utile avere una cabina di regia a
livello governativo che possa affrontare le diverse criticità che si dovranno gestire”, sottolineano alcuni aspetti specifici: “Necessità di un urgente recepimento in Italia delle Linee Guida EU GDP in tema di buone pratiche di distribuzione di prodotti medicinali per uso umano”; “A livello di trasporto aereo di prodotti farmaceutici aiuta la certificazione
Ceiv Pharma della Iata”, “Necessità di garantire procedure di sdoganamento efficienti e veloci; “Piena consapevolezza di A) cosa si dovrà distribuire, B) da quale luogo di fabbricazione a quali luoghi di distribuzione, C) con quale modalità di trasporto”.

Fra gli allegati al documento destinato al commissario Arcuri e al Ministero dei Trasporti, ce n’è uno di Assaeroporti che riassume la ricognizione condotta fra 16 scali italiani per capire quale sia la capacità di stoccaggio a temperatura controllata disponibile nel paese.

“Allo stato attuale – si legge – le infrastrutture presenti negli aeroporti nazionali dedicate al trasporto del cargo a temperatura controllata offrono una capacità di stoccaggio di: oltre 2.000 metri cubi per temperature tra +2°C e + 8°C e quasi 900 metri cubi per temperature a -20°C. Le spedizioni di merci con temperature significativamente inferiori a -20°C dovranno essere gestite tramite cool box speciali alimentati con ghiaccio secco (eventualmente posizionati nelle celle a -20°). Le infrastrutture disponibili possono essere usate per lo stoccaggio di farmaci e, dunque, potenzialmente utilizzabili anche per i futuri vaccini anti-Covid”. Sui 2.018 metri cubi di magazzini a temperatura controllata esistenti, 1.452 si trovano negli scali del Nord Italia, 531 mc al Centro e 35 mc al Sud. Più o meno le stesse proporzioni riguardano gli spazi a temperatura -20°C.

Se necessario, inoltre, la capacità di stoccaggio disponibile presso gli aeroporti può essere “almeno raddoppiata, nell’immediato, mediante la predisposizione di adeguate strutture di stoccaggio all’interno delle celle +2°C/+8°C che consentano di impilare gli europallet e ulteriormente incrementata, in tempi ragionevoli, attraverso l’adeguamento e il potenziamento delle infrastrutture esistenti, individuando soluzioni ad hoc a valle degli opportuni approfondimenti in sede di tavolo tecnico istituzionale” spiega l’associazione degli aeroporti italiani.

In un documento di Assoram (sempre allegato e indirizzato al commissario Arcuri) si legge inoltre che “per una catena del freddo affidabile e uno stoccaggio corretto dovrebbero essere presenti almeno tre elementi: Personale ben preparato; Affidabile attrezzatura per lo stoccaggio e il monitoraggio della temperatura; Gestione accurata dell’inventario dei vaccini”.

Nelle conclusioni Assoram elenca le seguenti possibili e maggiori criticità: 1) gestire stoccaggio e trasporto a -70°C se fosse confermata questa cold chain per determinati vaccini e in particolari condizioni geografiche; 2) la massima attenzione agli aspetti di sicurezza e alla contraffazione; 3) il picco di attività che necessariamente si creerà a ridosso dell’immissione sul mercato delle scorte; 4) sicurezza del prodotto/furti”.

Ora non resta che attendere che qualcuno a Roma metta rapidamente in moto la macchina organizzativa.

Nicola Capuzzo

Articoli correlati

Iscriviti alla newsletter di Supply Chain Italy