La tecnologia blockchain in aiuto degli esportatori per abbandonare la resa Ex Works

Il tema della resa Ex Works (franco fabbrica) e dei suoi limiti, più volte affrontato da associazioni come Fedespedi e Confetra negli ultimi mesi, è tornato a essere alla ribalta con un webinar dedicato, organizzato da Accudire, Zpc e Ormesani, in cui si è parlato anche di come la tecnologia blockchain possa aiutare chi voglia almeno in parte riprendere il controllo diretto della distribuzione della propria merce.

Fedespedi in particolare da tempo sta puntando l’attenzione su questa pratica (che prevede che le aziende esportatrici non controllino direttamente la distribuzione dei propri prodotti, fornendo solo documenti necessari al trasporto e all’esportazione), ancora dominante tra le aziende italiane e che porta al rischio di perdere competitività. In particolare si stima che la resa franco fabbrica sia adottata dal 73% delle imprese, con punte del 91% in Veneto, contro il 30% di quelle tedesche, francesi e spagnole.

“Delegare l’organizzazione della catena logistica al compratore estero, che si avvarrà di infrastrutture (porti, aeroporti) e fornitori esteri, rappresenta una perdita di opportunità di business per il nostro Paese” ha evidenziato Silvia Moretto, presidente di Fedespedi, durante l’incontro on line. Moretto ha ribadito come sia “necessario scegliere i giusti termini contrattuali e valorizzare la gestione professionale della supply chain da parte di un consulente esperto. Questo significa controllo dei flussi per la manifattura, ma anche sviluppo e maggiore competitività per l’industria logistica italiana”.

Al webinar ha partecipato anche Alfonso Santilli, Presidente di Credimpex Italia, componente del Gruppo di lavoro di revisione degli Incoterms 2010 e 2020 di Icc Italia. Anche Santilli ha ricordato i rischi nell’uso della resa ex works, ad esempio nella fase di caricamento della merce, nella regolazione del prezzo, nella gestione dei crediti documentari e nella relazione con le banche, invitarlo a utilizzarla “con molta attenzione per prevenire situazioni di rischio”.

Nell’occasione si è però posto anche l’accento su come il digitale e l’uso della blockchain possano favorire l’adozione di altre rese semplificando i processi e riducendo i costi. In particolare Abramo Vincenzi, Amministratore delegato di Accudire Srl, che ha realizzato una piattaforma dedicata all’utilizzo della blockchain nel mondo delle spedizioni, ha messo in luce come questa tecnologia innovativa permetta a tutti i soggetti della filiera di semplificare i processi e interagire in modo trasparente, garantendo immutabilità e certezza nella trasmissione dei dati. Nel mondo delle spedizioni in particolare la blockchain consente di eliminare i processi manuali nella gestione dei documenti, e i relativi errori, di velocizzare le operazioni e ridurre i costi. Tra i diversi vantaggi viene inoltre citato il fatto che permette di dimostrare l’avvenuta uscita delle merci dall’Ue (Visto Uscire) per le spedizioni transfrontaliere e la prova di effettiva consegna per i flussi intra Ue (Cmr), anche per darne evidenza in tempo reale all’Agenzia delle Entrate per il rispetto del regime di non imponibilità dell’Iva.

L’importanza del controllo diretto delle spedizioni è stato affrontato anche da Zeno Poggi, Amministratore delegato di Zpc Srl, che si è soffermato sull’impatto delle barriere commerciali, delle sanzioni economiche e delle restrizioni internazionali, evidenziando come questo permetta all’esportatore di essere certo che la merce non finisca ad esempio in paesi sotto embargo o che non venga affidata dal compratore a vettori inclusi nelle blacklist internazionali, prevenendo sanzioni anche di carattere penale.

Andrea Ormesani, Vicepresidente di Confetra Nord Est, a.d. di Ormesani Srl e di Cad Ormesani Srl, ha sottolineato la necessità per l’esportatore di gestire direttamente, o tramite consulenti, l’attività doganale, anche per assicurare una corretta compilazione dei documenti, conoscere le informazioni che si trasmettono all’Agenzia delle dogane e prevenire sanzioni che vanno dal 100% al 200% dell’Iva.

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