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Ice-Prometeia: per il 2021 ottimi segnali dai mercati di riferimento per l’export italiano

Nel 2021 il commercio internazionale recupererà il 7,6% e la ripresa si consoliderà nel 2022 con un’ulteriore crescita del 5,3%, quando le importazioni dei mercati analizzati torneranno sui livelli di prima della crisi. Lo afferma il ‘XVIII Rapporto: Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori realizzato dall’agenzia Ice in collaborazione con Prometeia’. Come punto di […]

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12 Maggio 2021
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Sbarco – imbarco container al Terminal Sech (4)

Nel 2021 il commercio internazionale recupererà il 7,6% e la ripresa si consoliderà nel 2022 con un’ulteriore crescita del 5,3%, quando le importazioni dei mercati analizzati torneranno sui livelli di prima della crisi. Lo afferma il ‘XVIII Rapporto: Evoluzione del commercio con l’estero per aree e settori realizzato dall’agenzia Ice in collaborazione con Prometeia’.
Come punto di partenza, lo studio evidenzia che il 2020 si è chiuso con una caduta degli scambi mondiali poco superiore al 7% su base annua, con flessioni significative per settori molto rilevanti per l’economia italiana quali quello automotive (oltre il 20%), meccanica, sistema moda e arredo (cali superiori al 10%). Tuttavia le previsioni iniziali sono state riviste al rialzo nel corso dello scorso anno, che si è chiuso con una flessione minore rispetto a quanto temuto in un primo momento anche per l’emergere di consumi legati a uno stile di vita più ‘domestico’. Alla luce di questi elementi di fondo, il rapporto come accennato sopra stima nel 2021 una ripartenza del commercio internazionale del 7,6% in volume per il 2021 un’ulteriore crescita del 5,3% nel 2022, nell’ipotesi però di una accelerazione e maggiore diffusione su scala globale del piano di vaccinazione.
Secondo Ice-Prometeia, il recupero di domanda atteso in molti mercati già per il 2021 non si tradurrà però in un ritorno al passato in senso stretto.
Per i beni di consumo, ad esempio, si assisterà a “un ritorno all’essenziale e ad aspetti salutistici” che favorirà nel Made in Italy i settori dell’alimentare e dell’arredo (rispettivamente +8,5% e +8,4% la crescita nel 2021) ma anche un recupero del sistema moda, più legato alla socialità (+6,7% la variazione attesa nel 2021).  Tra i settori collegati alla mobilità, dopo la forte caduta del 2020 la domanda ripartirà più veloce nell’automotive. Nei beni d’investimento si vedrà comunque una crescita della meccanica, primo settore dell’export nazionale (+6,8% la previsione del 2021 e un tasso di sviluppo poco sopra il 5% nel 2022), e dell’elettronica (+8,2%), comparto che ha tenuto anche durante la fase più acuta della crisi.

I mercati maturi europei, tradizionale punto di riferimento per le imprese italiane, in parte recupereranno nel 2021 quanto perso nel 2020, per poi superare i livelli di domanda precrisi nel 2022. Molto accelerata sarà la ripresa dell’area nord-americana che già nel 2021 andrà oltre i livelli di import del 2019, ma ancora più rapido sarà il recupero di altre zone meno colpite dalla crisi (soprattutto paesi asiatici, maturi e non). Tra i mercati emergenti, e “nonostante un recupero delle commodity che spesso finanziano la loro domanda internazionale”, un andamento relativamente meno brillante sarà quello dell’Africa subsahariana e dell’America Latina, anche per via di una minor capacità dei relativi sistemi sanitari nazionali di gestire le campagne di immunizzazione.
Molta fiducia è poi espressa dal rapporto verso il continente asiatico, dato che il 2020 è stato anche l’anno del Partenariato Economico Globale Regionale (l’accordo di libero scambio tra i dieci stati dell’Asean e cinque dei loro partner commerciali, ovvero Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud). Per l’Italia, evidenzia il report, si tratta di mercati che valgono nel complesso 39 miliardi di euro (l’8% del suo export) e la cui crescita attesa dell’import nel 2021 sarà superiore di almeno due punti a quella media globale.
Oltre ai trend verso digitalizzazione, sostenibilità e innovazione, la ripresa sarà segnata anche altri fenomeni: lo spostamento del baricentro del commercio internazionale verso oriente; lo sviluppo di un nuovo multilateralismo con un’Europa più coesa e incisiva; la contrazione della capacità di acquisto dei consumatori che andrà a premiare il valore dei prodotti, inteso sia come rapporto prezzo/prestazione, ma anche come la corrispondenza a valori immateriali quali quelli della sostenibilità sociale e ambientale.

“Tra i Paesi del G8 – ha evidenziato Carlo Ferro, presidente di Ice Agenzia – l’Italia è il secondo per minor flessione dell’export e questo contributo ha consentito di attenuare un più forte calo dei consumi interni” Ferro ha inoltre evidenziato come alcune eccellenze settoriali siano riuscite ad avere performance elevate, “indice della capacità delle nostre filiere di resistere agli shock inaspettati”. In particolare il vertice di Ice ha citato “il riso verso la Germania, la pasta verso Giappone e UK, il vino verso la Corea del Sud e l’Olanda e l’olio di oliva verso la Francia”. Dal punto di vista del mercato di destinazione, inoltre si segnalano “componenti elettronici verso gli Stati Uniti, le macchine tessili verso la Turchia, le materie plastiche verso la Cina, le calzature in Corea del Sud”.

Ottimista anche la valutazione di Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia, secondo la quale “la convinzione è che le imprese italiane possano ancora una volta reagire con efficacia alle sfide dello scenario. Negli ultimi vent’anni hanno infatti sempre ben risposto ai momenti di rottura nel quadro competitivo (dall’euro, alla crisi del 2009, agli shock su mercati strategici), accettandone con coraggio la selezione virtuosa e trovando nell’intensificazione dell’internazionalizzazione le risposte più convincenti“.

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