Cybercrime nei porti: “Spesso gli attacchi arrivano dai fornitori”

Nonostante diversi casi anche recenti (tra gli altri quelli ai portali di Cma Cgm e di Msc) abbiano alzato l’attenzione sul fenomeno del cybercrime nella logistica, nel settore l’attenzione sul tema è però ancora scarsa. In particolare i porti rischiano di essere soggetti vulnerabili non solo per le scarse risorse allocate alla prevenzione ma anche per la stessa complessità dell’eco-sistema portuale e per la sua forte interconnessione con diversi attori.
I porti, in altre parole, già per loro natura permeabili, grazie alla presenza di diversi sistemi tecnologici (Pcs, Tos, Pmis e così via) sono accessibili a diversi soggetti ‘esterni’ all’organizzazione, e questo rappresenta un particolare elemento di rischio. “Gli attacchi spesso vengono fatti utilizzando i fornitori” ha riassunto Katia Redini, Corporate Sales Manager di CY4Gate – società quotata all’Aim che offre soluzioni in questo ambito a imprese e soggetti governativi, come forze armate o agenzie di sicurezza – durante il convegno #NextGenerationShipping organizzato nell’ambito del Port&Shipping Tech che si sta è svolto nei giorni scorsi a Genova.

Spesso, ha aggiunto Redini, è il fattore umano a determinare la riuscita di un attacco, motivo per cui gli hacker dedicano molte energie allo studio di tecniche di cosiddetto social engineering.

Un fenomeno da non sottovalutare anche perché questi “non sono ragazzi con il cappuccio, ma organizzazioni criminali transnazionali con enormi disponibilità finanziarie” tanto che “il cyber crime è stato definito dal World Economic Forum di Davos la terza economia del mondo”.

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