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Ruote Libere contro la liberalizzazione dell’Albo dell’Autotrasporto

“La prossima liberalizzazione selvaggia darà il colpo di grazia alle piccole imprese di autotrasporto. Lascerà sul campo solo grandi gruppi con pochi dipendenti e tanti padroncini, finti imprenditori di loro stessi, ma in realtà veri lavoratori sfruttati e senza tutele di sorta”. A denunciarlo è Cinzia Franchini, ex presidente di Cna Fita oggi alla guida […]

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18 Aprile 2022
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Tir autisti camionisti

“La prossima liberalizzazione selvaggia darà il colpo di grazia alle piccole imprese di autotrasporto. Lascerà sul campo solo grandi gruppi con pochi dipendenti e tanti padroncini, finti imprenditori di loro stessi, ma in realtà veri lavoratori sfruttati e senza tutele di sorta”.

A denunciarlo è Cinzia Franchini, ex presidente di Cna Fita oggi alla guida dell’associazione Ruote Libere: “Dal prossimo 21 maggio «ambiano in modo radicale i requisiti per poter svolgere la professione, in conseguenza del decreto pubblicato dal Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili dell’8 aprile 2022 che recepisce il pacchetto mobilità dell’Unione Europea. Un decreto che è stato accolto senza alcun intervento da parte del governo italiano: una liberalizzazione selvaggia in un momento drammatico per il settore dell’autotrasporto, che rappresenta l’ennesima misura punitiva nei confronti delle piccole e medie aziende”.

Ricordando che sinora le nuove aziende di autotrasporto potevano iniziare ad esercitare solo in seguito al subentro di altra impresa cancellata dall’Albo dell’Autotrasporto (per cessione azienda o cessione parco veicolare) o con ingresso diretto, tramite autoveicoli in disponibilità di categoria almeno Euro 5 e massa complessiva a pieno carico non inferiore a 80 tonnellate, Franchini, ha spiegato che ora, invece, per ottenere l’autorizzazione per l’esercizio della professione di trasportatore su strada e l’iscrizione al Ren (Registro Elettronico Nazionale), l’impresa di trasporto deve solo essere iscritta all’Albo degli Autotrasportatori con i requisiti dell’accesso alla professione ovvero l’onorabilità, l’idoneità professionale e l’idoneità finanziaria e dimostrare inoltre di possedere il requisito dello stabilimento. Decade quindi l’obbligo del possesso delle 80 tonnellate per l’ingresso sul mercato di una nuova impresa di autotrasporto, ed è sufficiente anche un solo veicolo detenuto in disponibilità a qualsiasi titolo (proprietà, usufrutto, acquisto con patto di riservato dominio, leasing, comodato, locazione senza conducente) e di qualunque classe Euro.

Un abbattimento di pressoché ogni barriera che per Franchini fa il paio con la lamentela portata avanti da mesi dalle maggiori associazioni dell’autotrasporto sulla carenza di autisti, dato che secondo Ruote Libere l’accesso facilitato all’Albo diverrà il modo per creare molti nuovi finti padroncini, legati in realtà a doppio filo alle maggiori imprese del settore: “Si tratta di un colpo di spugna vergognoso, messo in campo col silenzio complice di tutte le associazioni di rappresentanza, comprese quelle che dovrebbero tutelare le piccole imprese artigiane che oggi in Italia, lo ricordiamo, rappresentano il 26% del totale (nel caso delle aziende monoveicolari) e il 40% del totale (quelle da 2 a 5 veicoli). Alla luce di questa svolta, si capiscono bene le polemiche estive sulle presunte carenze di autisti e il conseguente Decreto flussi che ha permesso di far arrivare altri potenziali camionisti stranieri. La verità è che le associazioni che rappresentano i grandi gruppi, sono riuscite nell’intento di allargare il numero teorico dei nuovi schiavi, usando proprio l’arma della carenza di autisti, una mancanza che ovviamente andava arginata aumentando le garanzie di chi lavora nel settore, non certo riducendole”.

Non solo, Franchini vede anche un ruolo negativo del Governo: “Ora si capiscono anche, purtroppo le recenti affermazioni del presidente dell’Albo Nazionale degli Autotrasportatori, Enrico Finocchi, per il quale nel nostro Paese vi sarebbero ancora troppe piccole imprese che stentano a rimanere sul mercato e per il quale occorrerebbe ‘fare squadra per sostenere l’economica italiana. È questa l’idea della squadra che ha in mente il governo con la complicità dei grandi gruppi: una squadra fatta di pochi padroni e tanta manovalanza dequalificata a basso costo. Una ulteriore deriva che porterà alla morte le storiche imprese artigiane e lascerà sul campo solo grandi gruppi con pochi dipendenti e tanti padroncini, finti imprenditori di loro stessi, ma in realtà veri lavoratori sfruttati e senza tutele di sorta”.

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