“Obsoleta e inquinante” la flotta refrigerata italiana

Gran parte della flotta refrigerata italiana è obsoleta, ovvero include molti veicoli di categoria pre Euro 5, immatricolati prima di gennaio 2012.

A scattare la fotografia di un settore fondamentale per la logistica è il Libro Bianco sul Trasporto Refrigerato in Italia, elaborato da Oitaf (Osservatorio Interdisciplinare Trasporto Alimenti e Farmaci), sulla base dei dati ufficiali al 2020 delle licenze Atp del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. Più nel dettaglio questa analisi è parte del primo volume, presentato a Milano lo scorso marzo in occasione dell’evento Shipping, Forwarding & Logistics Meet Industry, e sarà seguito da un altro, dedicato a rimorchi e semirimorchi refrigerati, in pubblicazione nell’autunno 2022.

Il report evidenzia che nel segmento dei veicoli commerciali leggeri (fino a 35 quintali) la classe più rappresentata è l’Euro 4, con il 21,1% che si traduce in 16.440 veicoli. Nella stessa categoria tutti i pre-euro 5, con immatricolazione anteriore al primo gennaio 2012, costituiscono il 60% circa del totale.

Migliore la situazione anzianità nel campo dei veicoli commerciali medi e pesanti, ovvero superiori ai 35 quintali, dove la classe più numerosa è la Euro VI, con il 25,2% per 10.153 unità, mentre la somma di tutti i pre-Euro 5 (che per questa categoria include i veicoli immatricolati prima del 2009) è di poco superiore al 50%.

Questa suddivisione media presenta però poi variazioni molto forti tra nord e sud, a livello di regione e persino di provincia. In Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta i furgoni refrigerati Euro 6 sono infatti il 70% e 76% rispettivamente, mentre gli LCV Euro 0, 1 e 2 sono complessivamente solo il 2%. Di contro i parchi ATP più datati sono quelli di Basilicata e Calabria, dove solo l’8% circa dei veicoli risponde alle norme Euro 6 in vigore e il 10% circa del parco di queste due regioni è ancora Euro 0.

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