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Trasporti

Supply chain europee esposte al rischio di violazione dei diritti umani sui collegamenti aerei con la Cina

Uyghur Human Rights Project lancia un allarme sul boom di servizi con origine a Urumqi

di REDAZIONE SUPPLY CHAIN ITALY
18 Agosto 2025
Stampa
Xinhua Headlines: Xinjiang aims to soar high as BRI aviation hub

La fortissima e controversa espansione delle spedizioni aeree tra Cina ed Europa porta con sé anche potenziali rischi di violazioni dei diritti umani, in particolare nei confronti della minoranza etnica degli Uiguri.

A porre un faro sul tema è un recente report di Uhrp (Uyghur Human Rights Project), che ha messo in luce le criticità connesse al boom che si è osservato in particolare sulle connessioni tra Urumqi – capoluogo dello Xinjiang, regione dove è forte la presenza di questa popolazione – e diversi scali europei. Nel dettaglio, dal giugno 2024 al maggio 2025 su queste rotte risultano attive nove compagnie (ovvero Camex Airlines, European Cargo, Geo-Sky,, Mng Airlines, My Freighter, RomCargo, Sf Airlines, Titan Airways e Uzbekistan Airways) che hanno operato rotte regolari dirette (verso Bucarest, Budapest, Londra, Bournemouth e Cardiff) e indirette, ovvero con uno scalo in posti quali Tashkent, Istanbul, Tbilisi, Astana e Karaganda, verso destinazioni quali Atene, Debrecen, Lipsia, Liège, Vienna, Tallinn e Zurigo. Nel giugno di quest’anno erano circa 40 i voli che raggiungevano con frequenza settimanali località europee, ognuno con un carico potenziale tra le 24 e i 112 tonnellate, per circa 2mila tonnellate di merce in arrivo nel Vecchio Continente.

Carichi la cui composizione, secondo l’analisi, resta poco chiara. Alcuni media di stato cinesi al riguardo hanno fatto nei mesi riferimento a prodotti e-commerce, vestiario, elettronica, componentistica per l’automotive, tutte merci che secondo l’organizzazione se prodotte nella regione pongono serie domande rispetto all’impiego di lavoro forzato. Secondo Uhrp, la pervasiva sorveglianza degli apparati di stato cinesi, insieme alle minacce di ritorsioni, rendono di fatto impossibile ogni verifica al riguardo. Secondo un rappresentante di Anti-Slavery International, si può anzi presumere che tutti i prodotti realizzati nella regione siano stati completati con l’impiego di manodopera forzata.

Una pratica che naturalmente è vietataa nella Ue, che da aprile 2024 si è dotata del Regolamento EU Forced Labour, al momento però di difficile implementazione. Sebbene questo sia infatti ufficialmente in vigore dal dicembre 2024, gli Stati membri avranno tempo fino al dicembre 2025 per nominare le proprie autorità competenti, mentre è attesa per il giugno del prossimo anno la pubblicazione delle linee guida da parte della Commissione. L’obbligatorietà del Regolamento scatterà infine solo nel giugno 2027.
Al di là di questo gap temporale, l’implementazione del Regolamento varierà sulla base di diversi fattori quali la volontà politica dei singoli stati e le risorse concretamente messe a disposizione delle autorità preposte alle verifiche. Il costante aumento delle rotte con Urumchi pone quindi seri rischi alla integrità delle supply chain europee.

Da qui l’invito, da parte dell’organizzazione, a un atteggiamento di responsabilità da parte non solo dei caricatori ma anche dei vettori. “Trasportando merci da una regione in cui sono stati ampiamente documentati programmi di lavoro forzato sponsorizzati dallo Stato, le compagnie aeree cargo, insieme agli importatori, potrebbero correre il rischio di trarre vantaggio dalle violazioni dei diritti dei lavoratori”, si legge nel report, che poi aggiunge: “Ogni nuova rotta potrebbe ulteriormente radicare il lavoro forzato uiguro nei mercati europei attraverso catene di approvvigionamento poco trasparenti”.

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