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Economia

Italia più esposta dei partner Ue nei mercati extra-europei per import ed export

Istat rileva una fragilità nella vocazione ‘export led’ della Penisola, suggerendo posizionamenti diversi o la sigla di accordi stabili

di REDAZIONE AIR CARGO ITALY
23 Marzo 2026
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Nel 2025, l’imposizione di nuovi dazi ha avuto sull’export italiano effetti negativi ma di modesta entità, pari a una mancata crescita del 3,2%. A essere colpiti sono stati soprattutto i Prodotti minerali e i Metalli preziosi/gioielli. È quanto emerge da una analisi dell’Istat.

Nonostante le tariffe imposte dalla amministrazione Trump, l’interscambio commerciale dell’Italia con il resto del mondo lo scorso anno ha registrato un surplus pari a 50,7 miliardi di euro. Come già visto, le esportazioni di beni sono cresciute in valore del 3,3% (con un migliore andamento per la Ue +4,2%), mentre le importazioni del 3,1%.

Secondo l’analisi, l’Italia è stata l’unica economia europea ad aver registrato un incremento dell’export verso gli Stati Uniti (+7,2%). Allo stesso tempo, rispetto ai principali partner europei appare più esposta nei confronti dei mercati extra-Ue (48,2% per la quota di export e 43,4% sul totale del valore delle importazioni).

A confronto con i partner, anche l’esposizione italiana verso gli Usa è più ampia sia per l’export (pari al 10,8% del totale italiano) che per le importazioni (6% del totale). Anche il peso della Cina sta aumentando per quel che riguarda gli acquisti (10,3% dell’import totale) .

L’analisi rilevano inoltre che già in passato per l’Italia l’Ue rappresenta un fornitore netto di beni e servizi (i saldi erano negativi rispettivamente per 13,8 e 8,1 miliardi di euro), mentre l’extra-Ue è un acquirente netto (saldi positivi per 68,8 e 3,2 miliardi). Nel 2025 i dati provvisori sembrano confermare queste tendenze.

Tirando le fila delle diverse dinamiche, Istat rileva che la vocazione “export-led”, in particolare in direzione extra-Ue, ha determinato effetti positivi sulla sua crescita economica per l’Italia in una fase storica caratterizzata da tendenze alla globalizzazione.
Tuttavia, la crescente instabilità dei mercati extra-europei solleva interrogativi sulla necessità di un riposizionamento competitivo delle imprese italiane nel mercato comune europeo e sull’esigenza di sfruttare maggiormente i benefici del mercato unico.
Un’alternativa è la ricerca di maggiore stabilità nelle relazioni con i Paesi extra-Ue, attraverso la stipula di accordi con aree ad elevato potenziale di crescita come il Mercosur (Mercato Comune del Sud) e l’India.

In relazione ai prodotti le cui importazioni sono considerate strategiche, nel triennio 2023-2025 la Cina si è segnalata come primo fornitore per i principali Paesi Ue (9,3%o del valore totale) e in misura maggiore alla media per l’Italia (11,3%).

Circa il 60% delle importazioni italiane di prodotti strategici inoltre proviene da Paesi a rischio politico giudicato medio o alto.
Nel 2023, le imprese che importano prodotti a valenza strategica scarsi e poco sostituibili erano solo 583, ma impiegavano ben 175mila addetti generando circa 23 miliardi di valore aggiunto e 130 miliardi di fatturato.

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