Marzo di crescita netta (+9,6%) per l’export italiano in Ue
Complessivamente nel mese le vendite estere sono aumentate del 7,4%
A marzo 2026, rivela l’ultimo aggiornamento Istat, l’export italiano è cresciuto su base annua del 7,4% in valore e del 4,2% in volume. In termini monetari, l’aumento è stato più sostenuto per i mercati Ue (+9,6%) rispetto a quelli extra Ue (+5,1%). Parallelamente l’import ha registrato un aumento tendenziale dell’8,0% in valore, simile per entrambe le aree (Ue +8,1%, extra Ue +7,9%), mentre in volume glli acquisti esteri sono saliti del 9,1%.
Tra i settori che più hanno contribuito alla crescita dell’export nel mese si segnalano quello di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+38,6%), di coke e prodotti petroliferi raffinati (+55,0%), di autoveicoli (+15,8%), di computer, apparecchi elettronici e ottici (+17,5%), di farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+4,6%) e di macchinari e apparecchi non classificati altrove (n.c.a.) (+3,3%). Si riducono invece su base annua le esportazioni di mezzi di trasporto, esclusi autoveicoli (-8,6%).
Guardando ai mercati di destinazione, la Svizzera (+84,6%) offre il contributo positivo maggiore all’export nazionale su base annua, ma crescono anche i flussi di merci diretti verso Francia (+9,2%), Germania (+8,0%), Spagna (+12,6%) e Cina (+23,9%). In diminuzione invece quelli verso paesi Opec (-42,9%), Turchia (-18,2%) e paesi Mercosur (-12,4%).
Complessivamente il primo trimestre 2026 si chiude con una dinamica tendenziale dell’export positiva (+1,3%), mentre quella dell’import è stazionaria (+0,1%).
Passando alle dinamiche congiunturali, Istat registra per il mese di marzo 2026 una crescita congiunturale più ampia per le importazioni (+4,8%) rispetto alle esportazioni (+4,1%). Nelle vendite estere l’aumento è maggiore per l’area Ue (+4,7%) rispetto a quella extra Ue (+3,6%).
Commentando i risultati, Istat rileva come su base annua la crescita dell’export sia per oltre la metà spiegata dall’aumento delle vendite di metalli, in particolare verso Svizzera e Francia, mentre l’aumento delle importazioni si deve soprattutto ai maggiori acquisti di metalli, autoveicoli e prodotti dell’elettronica.
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