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Logistica

Contro la tassa italiana sui piccoli pacchi anche Netcomm, Federlogistica e Federdistribuzione

La misura entrerà in vigore il prossimo 1 luglio, sovrapponendosi al dazio temporaneo Ue da 3 euro

di Redazione SUPPLY CHAIN ITALY
19 Giugno 2026
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Pacchi parcels

La scadenza del 1 luglio si avvicina e tornano a farsi sentire le voci di chi chiede al governo la sospensione della ‘tassa’ italiana da due euro sui pacchi importati di valore inferiore ai 150 euro, che scatterà da quella data.

Tra queste quelle di Netcomm, Federlogistica e Federdistribuzione che segnalano la problematicità del contributo anche ricordando l’analoga esperienza francese. Secondo il loro resoconto, quella d’Oltralpe rappresenta infatti un precedente significativo: a seguito dell’introduzione di un contributo analogo, dal 1° marzo 2026, circa il 90% delle spedizioni dirette in Francia transita ormai attraverso altri Stati membri, con un gettito crollato a 2 milioni di euro al mese a fronte dei 400 milioni inizialmente stimati su base annua (i sarebbero dati emersi nell’audizione del Direttore Generale delle Dogane francesi presso l’Assemblée Nationale del 13 maggio 2026).

Tornando al caso italiano, le tre associazioni in particolare ricordano che il testo di conversione non prevede alcuna clausola di cessazione della misura nazionale all’entrata in vigore di quella, analoga, europea. La riforma doganale UE prevede infatti, dal 1° luglio 2026, un dazio temporaneo di 3 euro per ogni prodotto in spedizioni sotto i 150 euro e, dal 1° novembre 2026, una commissione di gestione di 2 euro che, sommandosi al contributo nazionale, porterebbe il prelievo complessivo a 7 euro per singola spedizione.

Da qui, considerata l’imminenza dell’entrata in vigore delle disposizioni, la richiesta di un intervento “coraggioso e tempestivo” da parte delle autorità competenti, che permetta all’Italia di allinearsi alla disciplina europea.

Nel loro appello all’esecutivo, diverse sono state le sottolineature dei vertici delle tre associazioni. Roberto Liscia, presidente di Netcomm, pur avendo apprezzato il primo deferimento del contributo nazionale al 1 luglio, ha evidenziato come il dirottamente dei flussi verso altri aeroporti sia “già in atto in Italia, dove gli operatori e-commerce stanno scegliendo scali aeroportuali e siti di sdoganamento in altri Stati membri, con un grave danno per il comparto cargo, l’indotto logistico nazionale e la competitività del nostro Paese”. Liscia ha quindi sottolineato la necessità di “contrasto alle pratiche commerciali scorrette” e di “tutela dei consumatori” attraverso “un approccio coordinato a livello europeo, non con interventi frammentati che rischiano di spostare i flussi senza risolvere il problema alla radice”.

Simile il messaggio di Davide Falteri, presidente di Federlogistica, per il quale “l’esperienza europea dimostra che i flussi logistici tendono naturalmente a concentrarsi dove il quadro regolatorio è più semplice, prevedibile e competitivo. Per questo motivo occorre evitare il rischio che l’Italia si trovi a sostenere costi economici e occupazionali superiori ai benefici attesi, con possibili ricadute sul comparto cargo, sugli operatori logistici, sulle attività doganali e sull’intero indotto collegato al commercio internazionale”.

Carlo Alberto Buttarelli, Presidente di Federdistribuzione, infine ha sottolineato che “l’applicazione di un contributo aggiuntivo su ogni spedizione comporterebbe un aumento dei costi, un aggravio delle attività amministrative e un rallentamento dei flussi logistici” e che “introdurre ulteriori oneri rischia di tradursi in un aumento dei prezzi al consumo e in una riduzione della competitività del mercato italiano rispetto agli altri Paesi europei”.

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