Controllo fumi e calore nei grandi volumi: come la CFD evita soluzioni che funzionano solo su carta
Dallo smaltimento di emergenza ai sistemi SEFC: FSE PROGETTI attua l’approccio ingegneristico che consente di validare soluzioni su misura, evitare opere non necessarie e garantire sicurezza, continuità operativa e sostenibilità economica

Sul sito di FSE PROGETTI raccontiamo spesso come la Fire Safety Engineering consenta di affrontare la prevenzione incendi con un approccio prestazionale: non partire da soluzioni “standard” da applicare in modo automatico, ma dagli obiettivi di sicurezza da dimostrare con dati, scenari e analisi quantitative.
Uno degli ambiti in cui questo approccio è più utile per logistiche, magazzini automatizzati, stabilimenti produttivi, GDO e attività refrigerate è la strategia S.8 del Codice di prevenzione incendi, dedicata al controllo di fumi e calore.
In caso di incendio, infatti, fumo e calore sono tra i principali fattori che condizionano l’esodo degli occupanti, l’intervento delle squadre di soccorso, la protezione dei beni e la continuità operativa dell’attività. Per questo la progettazione non può limitarsi a “mettere aperture sul tetto” o “installare ventilatori”: deve dimostrare che, in uno scenario veritiero, il sistema scelto sia effettivamente efficace.
Smaltimento o controllo dei fumi: cosa cambia
La strategia S.8 può essere affrontata con livelli di prestazione diversi. In termini pratici, il livello II richiede che sia possibile smaltire fumi e calore dell’incendio dai compartimenti, principalmente per facilitare le operazioni delle squadre di soccorso. Il livello III, invece, richiede il mantenimento di uno strato libero dai fumi, a tutela degli occupanti, dei soccorritori e, quando previsto, dei beni presenti.
Da qui discendono due famiglie progettuali.
La prima riguarda lo smaltimento di fumo e calore d’emergenza, ottenibile con aperture naturali, sistemi meccanici o, in alcuni casi, con sistemi di ventilazione forzata orizzontale del fumo e del calore, gli SVOF.
La seconda riguarda il vero e proprio controllo/evacuazione di fumo e calore, tramite sistemi SEFC naturali o forzati, progettati secondo le norme tecniche di riferimento, come UNI 9494-1 e UNI 9494-2.
Il Codice ammette soluzioni alternative per tutti i livelli di prestazione e consente al progettista di dimostrare il raggiungimento degli obiettivi con metodi di progettazione ammessi, compresi i metodi dell’ingegneria della sicurezza antincendio. Per lo smaltimento di emergenza richiama, tra gli strumenti utilizzabili, anche le appendici della UNI 9494-1 e della UNI 9494-2; per gli SVOF, quando ricadono nel relativo campo di applicazione, il riferimento tecnico dedicato è la UNI CEN/TS 12101-11:2022, specifica tecnica relativa ai sistemi di ventilazione alimentati a flusso orizzontale per parcheggi chiusi.
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Perché usare la CFD
La CFD, Computational Fluid Dynamics, permette di simulare l’evoluzione dell’incendio e la movimentazione dei fumi all’interno dell’edificio. Non sostituisce la norma: la integra quando il caso reale non è riconducibile a uno schema semplice.
È quasi indispensabile quando il fabbricato è fuori dal campo di applicazione delle norme prescrittive, quando si lavora su edifici esistenti, quando si devono validare impianti già progettati o installati, oppure quando il sistema è ibrido, cioè combina evacuazione naturale e forzata.
È uno strumento particolarmente utile anche quando la copertura è una risorsa tecnica ed economica da ottimizzare: presenza di fotovoltaico, celle refrigerate, impianti tecnologici, vincoli strutturali, layout di stoccaggio alimentare o necessità di ridurre il numero di forometrie possono rendere molto oneroso aumentare semplicemente le superfici di smaltimento. In questi casi la domanda corretta non è “quante aperture posso aggiungere?”, ma “quale configurazione garantisce il risultato di sicurezza richiesto?”.
La UNI/TS 9494-4:2025, dedicata ai metodi ingegneristici per la progettazione dei sistemi di controllo del fumo e del calore, va proprio in questa direzione: non sostituisce UNI 9494-1 e UNI 9494-2, ma fornisce strumenti di approfondimento per contesti complessi o non semplicemente riconducibili alle parti prescrittive.
Nel caso degli SVOF, soprattutto nelle autorimesse italiane, la simulazione CFD diventa di fatto lo strumento più idoneo per verificare se il sistema è realmente efficace durante lo scenario d’incendio: la UNI CEN/TS 12101-11:2022 fornisce il riferimento tecnico per i sistemi di ventilazione a flusso orizzontale nei parcheggi chiusi, ma la sua applicazione diretta risulta non pienamente aderente alle configurazioni ricorrenti delle autorimesse esistenti; per questo la CFD consente di dimostrare, caso per caso, l’effettiva capacità del sistema di controllare fumi e calore.
Cosa possiamo misurare con una simulazione
Il vantaggio della Fire Safety Engineering è che trasforma un giudizio qualitativo in una verifica numerica. Attraverso le simulazioni CFD è possibile valutare, tra le altre grandezze:
la visibilità lungo le vie di esodo e nelle aree di intervento; la temperatura dei fumi e dell’aria a quota uomo; l’altezza dello strato libero da fumo; la concentrazione dei prodotti della combustione; la direzione e la velocità dei flussi; l’efficacia delle aperture di smaltimento; la portata dei sistemi meccanici; l’interazione con sprinkler, scaffalature, compartimentazioni, barriere al fumo e impianti tecnologici.
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I risultati vengono restituiti tramite grafici di misurazioni puntuali, curve nel tempo, mappe 2D e 3D, sezioni di temperatura, visibilità e concentrazione dei fumi. Questo consente di confrontare ogni scenario con soglie prestazionali definite: ad esempio visibilità minima, temperatura massima, altezza libera da fumo o condizioni di tenibilità per occupanti e soccorritori.
In un progetto condotto da FSE PROGETTI, ad esempio, la verifica ha considerato una soglia minima di visibilità pari a 10 metri e una temperatura di riferimento a quota 1,80 metri, mostrando come le simulazioni possano rendere misurabile il soddisfacimento degli obiettivi di salvaguardia della vita di occupanti e soccorritori.
Immagine editata con IA
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Dai casi reali: meno opere, più controllo
Nei progetti sviluppati da FSE PROGETTI, l’approccio ingegneristico è stato applicato a situazioni molto diverse: magazzini automatizzati, stabilimenti produttivi, compartimenti con superfici di apertura inferiori alla soluzione conforme, sistemi SEFFC progettati secondo UNI 9494-2 da validare, edifici con sprinkler e attività dove l’aggiunta di nuove aperture avrebbe richiesto modifiche importanti e costose.
Il punto non è “ridurre” la sicurezza. Al contrario: l’obiettivo è dimostrarla meglio, con un livello di dettaglio che la progettazione prescrittiva non sempre riesce a cogliere.
- Nel caso di un magazzino automatizzato ad alta densità, ad esempio, la configurazione reale dello stoccaggio, la presenza di sprinkler, la limitata presenza di personale e la geometria dell’edificio incidono in modo determinante sul comportamento dei fumi.
- In uno stabilimento produttivo, invece, il vincolo può essere dato da aperture esistenti non sufficienti o da coperture già occupate da altri impianti.
- In un’attività commerciale o in un’autorimessa, il sistema di evacuazione dei fumi non è una soluzione standard, ma deve essere progettato sulle particolari esigenze geometriche dei locali. La simulazione CFD consente di verificare preventivamente il comportamento del sistema e di scegliere i componenti più adatti: ventilatori, portate, punti di aspirazione, immissioni e logiche di attivazione; evitando interventi correttivi tardivi, varianti in cantiere e costi non previsti.
Perché coinvolgerci fin dall’inizio
La CFD è efficace anche a valle, per validare una soluzione già definita. Ma il massimo valore si ottiene quando FSE PROGETTI viene coinvolta nelle prime fasi: prima degli ordini degli impianti, prima dell’apertura del cantiere, prima di realizzare fori in copertura o acquistare evacuatori, ventilatori e quadri di comando.
Questo permette di verificare subito il campo di applicazione delle norme, individuare eventuali criticità, confrontare più configurazioni, ottimizzare le superfici di smaltimento, coordinare antincendio, strutture, impianti, fotovoltaico e layout logistico.
In una filiera sempre più attenta a tempi, costi, continuità operativa e sostenibilità, progettare la strategia S.8 con approccio prestazionale significa prendere decisioni tecniche basate su evidenze quantitative. Significa evitare opere inutili, ridurre il rischio di varianti in cantiere e arrivare al confronto con gli enti di controllo con un progetto solido, documentato e misurabile.
Il controllo dei fumi non è solo un requisito normativo: è una leva progettuale per rendere più sicuri, efficienti e sostenibili gli edifici delle attività industriali e civili.



