La congestione portuale torna ai livelli del periodo pandemico secondo Linerlytica
I tempi di attesa delle portacontainer stanno raggiungendo i 7-8 giorni a Shanghai

In valore assoluto, la congestione portuale ha superato oggi i livelli toccati durante la pandemia da Covid 19. Secondo le rilevazioni di Linerlytica, è pari infatti a 4,3 milioni di Teu la capacità delle navi portacontainer complessivamente in attesa di attraccare, un valore superiore ai 4 milioni di Teu raggiunti nei primi mesi del 2020.
Considerata l’espansione della flotta globale, quella attuale è però una quantità che corrisponde ‘solo’ al 12,6% dei 34,4 milioni di Teu che oggi conta la stiva container globale complessiva, quindi inferiore al picco del 15,7% raggiunto nel 2022, quando questa era ancora pari a 25,3 milioni di Teu.
Per via dei tifoni che vi si sono abbattuti nelle scorse settimane, è l’Asia orientale l’area dove si concentra la maggior quantità di navi in attesa. In particolare, tra i porti più colpiti vi sono quelli di Shanghai, con 139 unità in coda e tempi di attesa che nei terminal di Yangshan hanno raggiunto, secondo la società di analisi, i 5-6 giorni per le navi di Gemini e i 7-8 giorni per gli altri carrier. A Ningbo le portacontainer in coda sono invece 77. Per entrambi gli scali, livelli finora non raggiunti nel 2026 e nemmeno toccati nell’intero 2025.
Alcuni primi segni di congestione, poi rientrati, si sono inoltre osservati nei giorni scorsi a Panama. A partire dal 3 settembre come noto nel canale saranno ridotti i transiti nave giornalieri per via della siccità. Il fenomeno, secondo la autorità di gestione della via d’acqua, dovrebbe aumentare nel resto del 2026 per via di una ulteriore intensificazione dell’effetto Super El Niño. Ad oggi comunque per le portacontainer le code sono minime.
Secondo Linerlytica, la congestione sta contribuendo attivamente a tenere alti i livelli dei noli per spedizioni di box, con il Scfi (Shanghai Export Containerized Freight Index) che la scorsa settimana ha superato del 156% il livello precedente al conflitto in Iran. Spingendo in alto però anche i costi di noleggio delle navi – Maersk in particolare sarebbe alla ricerca di ulteriore capacità di carico – la congestione è ora anche alla base delle decisioni dei carrier di riprendere la via di Suez e del Mar Rosso pur in un contesto ancora rischioso.
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