Amazon: per l’abuso di posizione dominante nella logistica italiana Antitrust prende ancora tempo

Nuovo rinvio dei termini per l’indagine dell’Antitrust che verte sul possibile abuso di posizione dominante messo in atto da Amazon nella vendita dei suoi servizi di logistica.
L’authority ha deciso infatti di prorogarne ancora la scadenza (inizialmente fissata per il 15 aprile, ma già rimandata allo scorso 20 novembre per motivi legati all’emergenza sanitaria) fissandola ora al 30 aprile del 2021.

Il procedimento, che era stato avviato nel 2019, mette sotto osservazione in particolare cinque società italiane del gruppo, ovvero Amazon Services Europe Sàrl, Amazon Europe Core Sàrl, Amazon EU Sàrl, Amazon Italia Services Srl e Amazon Italia Logistica Srl.
Al centro del caso ci sono le condizioni di favore che il big dell’e-commerce avrebbe garantito sul suo marketplace ai venditori che si avvalgono anche dei suoi servizi di logistica e che in sintesi si tradurrebbero in una maggiore visibilità della loro offerta, con conseguente miglioramento delle vendite, a discapito di quelle degli operatori che si affidano a terzi.

Nel provvedimento con cui aveva dato origine all’istruttoria, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato entrava nel merito del funzionamento del marketplace e dei meccanismi che ne regolano l’offerta, a partire dall’algoritmo che stabilisce il ranking dei risultati delle ricerche della clientela sul sito, elemento che veniva considerato “il fattore di maggiore influenza sulle vendite di un prodotto”.

Secondo quanto spiegato all’epoca del suo avvio, l’indagine si sta concentrando sull’ipotesi che i venditori che si affidano per la logistica direttamente ad Amazon (aderendo al programma Fba, ovvero Fulfillment by Amazon) ottengano visibilità e posizionamento migliori rispetto a quelli che possono essere raggiunti da chi gestisce le spedizioni in proprio o affidandosi a terzi. In aggiunta, secondo l’Agcm la stessa Amazon evidenzierebbe nella sua offerta ai seller che l’avvalersi dei suoi servizi di logistica costituisce “un’efficace soluzione in caso il venditore non mostri buone performance di vendita sul sito”, poiché l’adesione al servizio consente la “cancellazione di recensioni negative su consegna/servizio clienti”. L’adesione al programma FBA garantirebbe inoltre – scriveva l’Agcm – di “ottenere vantaggi di prezzo”, la “protezione dai feedback negativi” e una “indicizzazione migliorata”.

Tutti elementi che – considerando l’innegabile posizione dominante dell’operatore, già definita come certa dall’authority, che scriveva nel suo report: “più della metà degli utenti italiani che cercano un bene da acquistare inizia la propria ricerca su Amazon.it” – portavano l’Antitrust a concludere che queste condotte “appaiono idonee a consentire ad Amazon di ottenere significativi vantaggi competitivi nel mercato della logistica, a svantaggio in particolare di operatori specializzati nella logistica per e-commerce” e che “la scelta di affidare la gestione del proprio magazzino ad un operatore di logistica terzo per le vendite realizzate su Amazon.com, infatti, causerebbe la perdita per un seller dei vantaggi sopra elencati, non necessariamente legati ad efficienza e qualità del servizio”.

Da qui la decisione di avviare un’istruttoria con l’ipotesi di “una violazione dell’articolo 102 del Tfue” (il Trattato di Funzionamento dell’UE).

L’Agcm ha giustificato il nuovo rinvio della scadenza dell’indagine con “la complessità della fattispecie oggetto di analisi e la sopraggiunta esigenza di svolgere ulteriori approfondimenti istruttori”, che hanno reso necessario acquisire “documentazione aggiuntiva attraverso l’interazione con una pluralità di soggetti”, nonché la “necessità di procedere ad una compiuta analisi dell’intera mole di evidenze raccolte”.

F.M.

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