Le perplessità degli operatori specializzati sul trasporto del vaccino affidato a Poste Italiane

Sui social network la scelta di affidare la consegna dei vaccini Moderna a Poste Italiane ha scatenato le prevedibili ironie di molti utenti, che si sono divertiti a immaginare ipotetici avvisi di mancato recapito lasciati nelle caselle postali o peggio ancora dosi che non arriveranno mai a destinazione.

Perplessità e interrogativi rispetto a questa decisione (inaspettata, dato che finora si era parlato di un coinvolgimento di Poste Italiane nella logistica del vaccino solo relativamente allo sviluppo del sistema informatico di tracciamento) sono arrivati anche dagli operatori specializzati, sebbene ovviamente di tutt’altro tono e genere.

Pierluigi Petrone, Ceo del gruppo omonimo nonché presidente di Assoram (che riunisce gli operatori commerciali e logistici della distribuzione primaria di farmaci) in questa sua veste ha osservato che “vista la vigente situazione di emergenza ed altresì la necessità di rendere disponibili le dosi nel più breve tempo possibile nell’interesse del Paese e della collettività tutta, porrebbe casomai essere cosa auspicabile, al termine dell’emergenza stessa, anche l’uso di corrieri espressi dotati di box termici validati per il comparto di Pharma e Salute (in riferimento non ai prodotti in catena del freddo ma solo ambient)”. Il presidente di Assoram, che nei mesi era stato tra coloro che più si erano spesi per chiedere la definizione di un piano logistico vaccinale, si è detto “a disposizione comunque per successivi approfondimenti nell’interesse di una sempre più efficace, veloce e capillare distribuzione primaria sul territorio nazionale”.

Pacate ma puntuali anche le osservazioni di Gianluca Meneguzzi, Global Global Sales & Bd Director di Phse, che ha evidenziato: “Credo nel frattempo si debba anche pensare che aziende che puntano alla qualità attraverso investimenti in mezzi Atp coibentati (conformi cioè alla regolamentazione per i trasporti con furgoni frigoriferi refrigerati a temperatura controllata, ndr), magazzini a temperatura, validazioni e mappature, training del personale, software e ricevono tutti i giorni audit, debbano sentirsi un po’ tutelati dal sistema, altrimenti diciamo pure che non serve nulla di tutto ciò perché basta dotarsi di box termici ed il gioco è fatto…”. Per Meneguzzi insomma “questa semplificazione può diventare fuorviante” per chi non conosce queste segmento di attività e per chi “rappresenta un’azienda che lavora invece rispettando certe crismi che le aziende pharma richiedono, visto poi che proprio il rispetto della qualità presuppone dei costi superiori su cui fatichiamo a confrontarci con l industria, sempre tesa a fare saving sulla logistica”.

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