Spedizioni via mare e home delivery tra le sfide poste da Kedrion alla sua logistica

Sono diverse e certamente non semplici le sfide che Kedrion, azienda biofarmaceutica che ha la sua sede centrale a Bolognana, in provincia di Lucca, pone e porrà in futuro alla sua supply chain.
A raccontarle sono stati, nel corso del convegno on line ‘La supply chain del pharma’, il direttore della funzione Global Logistics aziendale Luca Di Palo e Paolo Guidi, responsabile Sales and Marketing di Kuehne+Nagel Italia, fornitore logistico della stessa Kedrion dal 2011.

Di Palo ha descritto l’attività della sua azienda – quinto operatore al mondo del frazionamento del plasma e della successiva produzione di plasmaderivati – come un ponte tra donatori e pazienti (affetti in particolare da emofilia, immunodeficienze, sensibilizzazione da Rh), che ha uno dei suoi pilastri proprio nell’attività logistica. Questo anche per via della presenza globale di Kedrion, che vanta 26 centri di raccolta di plasma negli Usa, 5 impianti produttivi in 3 paesi (tre quelli italiani, che si trovano nella stessa Bolognana, a Castelvecchio Pascoli, pure in provincia di Lucca, e a Sant’Antimo, nel Napoletano; gli altri sono in Ungheria, a Gödöllő, e negli Stati Uniti, a Melville, lungo la costa est), oltre a 15 magazzini presenti in tutto il mondo, dalla Colombia all’India (in Italia Kedrion ne ha due, ad Anagni e a Siziano).

Estremamente complessa, dunque, la catena logistica, che come spiegato da Di Palo comprende “diversi prodotti, diverse temperature, diverse modalità di trasporto e pazienti in tutto il mondo”. In estrema sintesi, i flussi riguardano l’invio di materie prime (plasma) dai centri raccolta (principalmente negli Usa) ai siti produttivi (quello statunitense di Melville e quello di Bolognana), quello di prodotti intermedi (che convergono su Melville e sui vari impianti italiani), e infine, da lì, le spedizioni di prodotti finiti verso le destinazioni finali (Italia, Stati Uniti, resto d’Europa, altri paesi extra Ue). Come detto, si tratta di flussi che devono viaggiare a temperature diverse: per esempio il plasma ‘raccolto’ a -20°, mentre i prodotti finiti solitamente utilizzano i range 2°-8° e 15°-25° (eccezion fatta per quelli sperimentali – diretti a farmacie ospedaliere, al Sistema Sanitario Nazionale o anche al paziente finale – che richiedono temperature anche inferiori ai -20°), mentre altre materie prime o imballi possono invece stare, a seconda dei casi, negli intervalli 2°-8° e 15°-25°.
Le modalità di trasporto utilizzate sono prevalentemente un mix di via aria e via gomma per quel che riguarda tutti i flussi elencati (fanno eccezione imballi e semilavorati che viaggiano solo via strada), ma l’aspetto probabilmente più interessante è la scelta dell’azienda e del suo fornitore di gestire parte della sua logistica anche via mare.

Ad oggi questa modalità – hanno spiegato Di Palo e Guidi – è utilizzata per l’invio del plasma raccolto negli Usa all’Europa, ma per il 2021 l’azienda sta studiando con Kuehne+Nagel un progetto pilota per trasferire su nave l’invio di prodotti finiti, spinta anche dalla necessità di abbattere parte dei costi del trasporto (una scelta che peraltro sta prendendo sempre più piede tra gli operatori del settore pharma).

Questo dunque lo scenario su cui si è stagliata la pandemia da Covid, che Kedrion ha spiegato di avere affrontato con tre azioni: l’analisi degli stock al fine di creare ridondanza; l’approntamento di una control tower con i principali provider logistici per avere riscontri puntuali sulle criticità del sistema dei trasporti e infine una rimodulazione dei cicli interni per renderli più rapidi.

Quanto invece alle sfide future che dovranno affrontare l’azienda e il suo fornitore logistico, diverse sono quelle nell’ambito della digital transformation (l’implementazione di sistemi di business intelligence per la tracciatura delle spedizioni, l’automazione di magazzino, …). Altre saranno rappresentate dalla fluttuazione dei volumi, causata anche dai picchi della pandemia, così come dallo sviluppo crescente di prodotti sperimentali e dall’aumento di attività quali l’e-commerce e l’home delivery. Quest’ultima in particolare, cioè la consegna a casa del paziente, hanno evidenziato Di Palo e Guidi, rappresenta una sfida non solo per il trasporto a temperatura controllata ma anche per lo stoccaggio, poiché richiede che anche le abitazioni vengano dotate di strumenti adatti alla conservazione dei farmaci.

F.M.

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