Dalla crisi container quasi un milione di dollari di costi logistici aggiuntivi per Natuzzi

Con la pubblicazione dei risultati trimestrali di diverse aziende quotate, stanno iniziando a delinearsi sempre più chiaramente gli effetti delle criticità dei trasporti globali sulle attività di svariate società.

Dopo Nike, anche Natuzzi, gruppo barese produttore di divani le cui azioni sono quotate sul New York Stock Exchange, nel suo report relativo al quarto trimestre 2020 ha dedicato molto spazio a descrivere l’impatto che le difficoltà nelle fasi di approvvigionamento e distribuzione hanno avuto sui suoi risultati, che si sono dimostrati piuttosto stabili rispetto all’anno precedente nonostante il crescente interesse dei consumatori per l’arredamento d’interni, il quale dallo scorso giugno secondo la stessa Natuzzi ha mantenuto su livelli elevati la domanda.
Per dare qualche numero, nel periodo i ricavi netti consolidati sono stati di 99,9 milioni di dollari (ovvero lo 0,6% in meno rispetto all’anno prima, ma superiori del 3,5% a tassi di cambio costanti), mentre il trimestre si è chiuso con una perdita netta di 3,6 milioni (era di 6,9 nell’ultimo trimestre del 2019), anche se è migliorato il risultato operativo (positivo per 2,4 milioni a fronte di un rosso di 3 milioni nell’anno precedente).

E’ lo stesso gruppo al riguardo a osservare che: “Le difficoltà dei nostri fornitori nel fornirci gli input di produzione richiesti e la disponibilità limitata di container hanno frenato la nostra capacità di aggiungere ulteriori consegne entro il quarto trimestre dello scorso anno”.

Nel dettaglio Natuzzi spiega di avere riscontrato “limitate o volatili forniture di componenti, prodotti semi-lavorati e materie prime, così come prezzi crescenti”. A questi problemi si sono aggiunte, in particolare per le rotte oltreoceano, quelli del trasporto marittimo, e in particolare la limitata disponibilità di container, che hanno portato a un aumento dei costi e a tempi di consegna allungati per i prodotti. A soffrire in particolare sono state le vendite di prodotti non brandizzati nel mercato americano, servito dalla produzione in Asia, più di altri penalizzato dalla crisi dei container vuoti e dalla scarsa disponibilità di materiali di lavorazione. Nel complesso, i costi operativi per il trasporto sono cresciuti nel trimestre di 0,8 milioni di dollari, secondo Natuzzi “soprattutto in conseguenza della carenza di container”.

“La robusta tendenza di crescita degli ordini, confermata anche nel quarto trimestre dello scorso anno, ha iniziato a riflettersi positivamente nel nostro conto economico. Tuttavia, la nostra attività continua ad affrontare sfide esogene senza precedenti causate dalla pandemia lungo l’intera supply chain” ha sintetizzato il patron del gruppo Pasquale Natuzzi. Che per l’immediato futuro è apparso però più ottimista: “Mentre avanziamo nel 2021, le condizioni della catena logistica hanno iniziato a migliorare, determinando un graduale accorciamento dei tempi di consegna. Oggi, tutti i nostri stabilimenti operano con cicli di produzione quasi standard”, ha evidenziato, dicendosi però anche consapevole che “squilibri collegati alla supply chain continueranno a influenzare fortemente l’attività aziendale”.

Relativamente invece alle contromisure di lungo periodo, l’azienda barese non ha citato il cosiddetto reshoring (o rilocalizzazione) di una parte della sua filiera, ma ha sottolineato di puntare molto sulla digitalizzazione, obiettivo che perseguirà anche accelerando lo sviluppo di una piattaforma di vendite per l’Italia.

F.M.

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