Anche Amazon costretta a fare i conti con costi logistici sempre più elevati

La pandemia da Covid-19 è stata per certi versi un toccasana per le attività di Amazon, che come quelle di gran parte dei servizi e-commerce è decollata e sembra non volersi fermare. A confermarlo è anche l’ultimo report trimestrale del gruppo, che per i primi tre mesi del 2021 riferisce di un volume d’affari in crescita del 44% a 108,5 miliardi di dollari, risultati operativi più che raddoppiati (da 4 a 8,9 miliardi di dollari) e utili netti più che triplicati (da 2,5 a 8,1 miliardi di dollari).

Nel suo insieme il report, ricco di dati, si presterebbe a moltissime analisi e considerazioni di varia natura, anche molto sofisticate. Su SUPPLY CHAIN ITALY abbiamo voluto puntare l’attenzione su un ambito molto specifico, e cioè quello relativo ai costi sostenuti dall’azienda di Seattle per la distribuzione dei suoi prodotti (worldwide shipping costs), non solo nel trimestre in questione ma negli ultimi sei. Abbiamo poi messo a confronto questi dati sia con i ricavi complessivi da vendite (total net sales) sia con le spese operative (operating costs) sostenute da Amazon negli stessi trimestri, con l’obiettivo di comprendere quale sia l’incidenza dei costi della logistica sul totale dei ricavi netti da vendite del gruppo e quanto pesino sulle spese operative.

La conclusione che si può trarre da queste analisi, pur sommarie, è che anche Amazon non sia riuscita a sottrarsi al boom dei costi del trasporto che si è venuto a creare con lo scoppio della pandemia. E questo nonostante, a differenza di altre realtà, abbia da tempo avviato un processo di integrazione per acquisire il controllo sempre più diretto della sua logistica (basti pensare al lancio della propria compagnia aerea Prime Air o alla società autorizzata a operare come mediatore/integratore di spedizioni via mare).

A parte una riduzione tra il quarto trimestre 2019 e il primo trimestre 2020, nello scorso anno i costi della distribuzione non sono infatti solo aumentati in valore assoluto (come naturale con il crescere delle vendite), ma è aumentata costantemente la loro incidenza sui ricavi, così come il loro ‘peso’ sul totale dei costi operativi del gruppo. Particolarmente significativo a riguardo osservare che i costi di distribuzione erano pari al 14,49% del totale delle spese operative nel primo trimestre 2020 ma a fine anno risultavano cresciuti di quasi 3 punti percentuali (al 18,09%).

Dopo il picco raggiunto con la fine dello scorso anno, le cose sono andate meglio nei primi tre mesi del 2021, quando a fronte comunque di un volume d’affari minore e di costi inferiori in valore assoluto, le spese per la logistica hanno anche inciso in maniera minore sia sul totale delle vendite (15,81%) sia sulle spese operative complessive (17,22%). Eccezion fatta per il Q4 2020, si tratta comunque di livelli superiori a quelli raggiunti negli altri trimestri considerati in questa analisi.

Poiché i dati forniti dall’azienda non sono ulteriormente disaggregati (ad esempio per fase o modalità di trasporto), né commentati nel report, non è possibile sapere se la riduzione che si è osservata in questa prima parte dell’anno sia già, anche solo in parte, conseguenza di un mercato del trasporto globale più accessibile o il risultato di azioni (e nel caso quali) specifiche dell’azienda per contenere le spese. La nostra analisi sui costi del trasporto pagati da Amazon per il momento deve quindi fermarsi qui.

In ogni caso sarà interessante continuare a tenere sotto controllo questi valori nei prossimi trimestri per vedere se e come uno dei gruppi dell’e-commerce più importanti al mondo (precisamente il secondo, stando all’ultimo report dell’Unctad) riuscirà, come probabile, nella sfida di far lievitare i ricavi (che secondo Trackr quest’anno supereranno i 500 miliardi di dollari) tenendo contemporaneamente sotto controllo le sue spese logistiche.

F.M.

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