Export della metalmeccanica a +8,9% nel primo trimestre 2021, ma preoccupa la reperibilità delle materie prime

Nel primo trimestre del 2021 i volumi di produzione della metalmeccanica italiana sono cresciuti del 15,6% sullo stesso periodo dell’anno precedente e dello 0,8% rispetto all’ultimo trimestre del 2020. Lo evidenzia l’Indagine congiunturale di Federmeccanica sull’Industria Metalmeccanica, giunta alla sua 158ª edizione.
“Va tuttavia sottolineato – ha osservato Fabio Astori, Vice Presidente dell’associazione – che i dati positivi rilevati si basano sul raffronto tra marzo 2021 e marzo 2020, primo mese del lockdown che ha poi determinato il più grande calo della produzione e del fatturato mai registrato nel nostro Settore dal dopoguerra. C’è quindi ancora tanta strada da fare per tornare a parlare di crescita e sviluppo”.

Sui buoni risultati ha influito, oltre al miglioramento della domanda interna, anche la ripresa del commercio mondiale. Nel primo trimestre del 2021 le esportazioni metalmeccaniche italiane sono cresciute dell’8,9% (quindi più della media del +4,6% rilevata per l’intera economia) e le importazioni del 15,1%. In particolare è aumentato a doppia cifra l’export verso i principali partner europei quali Germania (+22,3%), Francia (+15,1%) e Spagna (+14,3%), così come quello verso la Cina (+48,0%) mentre sono diminuiti i flussi verso gli Stati Uniti (-20,0%). Secondo un campione di imprese intervistate per l’indagine, sono possibili inoltre a breve ulteriori recuperi dell’attività produttiva ma permane un clima d’incertezza strettamente connesso all’evoluzione della pandemia, della campagna vaccinale, così come alle difficoltà nel trovare profili professionali qualificati e a reperibilità e costi delle materie prime.

“Oggi, dai dati raccolti, risulta che la gran parte delle imprese partecipanti all’indagine (84%) ha risentito del rincaro dei prezzi dei metalli e dei semilavorati in metallo utilizzati nei processi produttivi e l’incremento dei costi di produzione nel 60% dei casi determinerà sia un aumento dei prezzi di vendita sia una riduzione dei margini di profitto” ha commentato Astori. “Il 54% delle imprese ha, inoltre, dichiarato di avere difficoltà di approvvigionamento dei metalli e semilavorati in metallo a causa della loro scarsità sul mercato e in alcuni casi anche per la bassa qualità dell’offerta. La difficile situazione in atto potrà determinare addirittura un’interruzione dell’attività produttiva, così come dichiarato dal 14% delle imprese partecipanti”.

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