Le contromisure delle aziende italiane alle instabilità delle supply chain: indagine di Reichelt elektronik

Come stanno reagendo le aziende alle instabilità delle supply chain che si verificano ormai da oltre un anno? Reichelt elektronik ha provato a rispondere a questo interrogativo commissionando una indagine che è stata condotta su un campione di 250 intervistati italiani.

Lo studio ha innanzitutto evidenziato che circa il 30% delle imprese della Penisola ha sofferto rallentamenti per i ritardi nella consegna di componenti e materie prime essenziali, mentre il 18% è arrivato a dover fermare la produzione. Lo stop è durato tra 11-30 giorni nel 30% delle aziende interpellate, tra 31-60 giorni per il 28% e tra 61-90 giorni per il 13% dei casi. In media le aziende dall’inizio della pandemia hanno fermato la produzione per 36 giorni.
Tra le aziende italiane di medie dimensioni (50-249 dipendenti), il 36% ha dovuto fronteggiare cali di fatturato tra i 50 e i 100 mila euro. Circa il 33% delle aziende con 250-499 dipendenti ha invece subito cali i 500 mila e 1 milione di euro, percentuale che sale al 38% per le realtà con oltre 1.000 dipendenti.
Il 22% dei rispondenti al sondaggio ha affermato che la propria azienda ha registrato perdite tra i 50 ed i 100 mila euro.

Considerati i ritardi nelle forniture, il 30% degli intervistati italiani ha detto di ritenere che sarebbe stato opportuno affidarsi a nuovi fornitori, mentre il 29% lo ha fatto.

Oltre alla carenza di materiali, il 36% degli interpellati ha detto che i prezzi di alcuni componenti sono aumentati significativamente dall’inizio della pandemia.

Nonostante questo quadro, il 71% degli intervistati è tuttavia ottimista e spera in una ripresa globale delle catene di approvvigionamento nell’arco dei prossimi 12 mesi, mentre il 20% è ancora scettico a riguardo. Per gran parte delle aziende (37%), tra i principali fattori che potrebbero complicare l’approvvigionamento di componenti e materiali nel lungo termine vi è ancora la carenza di materie prime, seguita da un aumento della domanda dei componenti più ricercati (33%) e da problematiche legate al commercio internazionale a causa dell’aumento dei tentativi di protezionismo (32%). Il 29% è invece preoccupato per il possibile scoppio di nuove pandemie.

Relativamente alle strade per affrontare la crisi, il 47% degli intervistati ha deciso di fare affidamento anche su nuovi distributori per l’approvvigionamento di componenti e beni essenziali, mentre il 46% ha aumentato lo stock a magazzino dei componenti critici. Il 33% ha invece deciso di rivolgersi direttamente ai produttori per gli ordini. Inoltre, per gestire in modo più efficiente la value chain, il 38% delle aziende intervistate ha affermato di aver adottato soluzioni di Industria 4.0 e tecnologie IoT. Il 23% di esse ha adottato questo approccio anche prima dell’avvento del Covid-19, mentre il 24% ha in programma l’implementazione di soluzioni di questo tipo nei prossimi 12 mesi.

Quanto infine al ruolo del Governo, il 38% delle industrie italiane giudica positivamente il sostegno da parte dello Stato, ma il 37% di esse ritiene che vi debbano essere maggiori investimenti nella ricerca e sviluppo di nuove tecnologie, oltre che nella produzione diretta di componenti essenziali. Il 35% vede invece la necessità di una maggiore coesione commerciale a livello europeo, oltre a misure di protezione della propria economia locale (30%).

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