Merlo (Federlogistica) propone “certificazione e un’Albo delle imprese logistiche affidabili”

Sottovalutazione cronica del ruolo della logistica al servizio dell’economia del Paese, compressione dei costi della logistica fra le esigenze della produzione e quelle della distribuzione; disattenzione cronica dello Stato rispetto a un sistema di appalti e subappalti che nulla hanno a che fare con le grandi organizzazioni internazionali della logistica scese in Italia e per ragioni di efficienza contrarie a forme di terziarizzazione.

Federlogistica-Conftrasporto interviene per voce del suo presidente Luigi Merlo sulla tragedia avvenuta ai cancelli di una fabbrica a Biandrate e lo fa per chiamare in causa le forti responsabilità dello Stato e di un apparato pubblico, “che – scrive l’associazione – ha consentito per anni la nascita di finte cooperative basate sullo sfruttamento del lavoro; ha reso possibile lo strangolamento, frutto di un’assurda parcellizzazione, dei piccoli operatori costretti a subire le inefficienze infrastrutturali e l’assenza di qualsiasi pianificazione nella distribuzione urbana nelle grandi città; ha considerato, con corresponsabilità del mondo industriale, la logistica alla stregua di un optional”.

Di qui la proposta di Federlogistica di “una certificazione obbligatoria di tutte le imprese della filiera, l’istituzione di un Albo nazionale delle imprese della logistica con criteri molto selettivi e con conseguente esclusione da ogni attività delle realtà che non hanno i requisiti minimi. Infine solo una grande alleanza del mondo della logistica sana con le organizzazioni sindacali è la chiave per per isolare chi prospera nella giungla”.

Questo il commento di Luigi Merlo, presidente  di Federlogistica: “È paradossale che oggi si tenti di delegare la responsabilità di questo sfascio a grandi gruppi internazionali che sono scesi nel nostro Paese e operano secondo regole del gioco industriali, regole nelle quali lo sfruttamento de lavoro, il lavoro nero e la terziarizzazione a soggetti non garantiti, non può rientrare e non rientra nei loro schemi organizzativo”.

“È invece venuto il momento – prosegue il presidente di Federlogistica – che l’apparato pubblico, lo Stato, reciti un mea culpa e faccia i conti con le inefficienze, specchiate da opere infrastrutturali bloccate da anni, da apparati ministeriali insufficienti e non adeguati ai cambiamenti che si sono verificati, nonché da sistemi di controllo inesistenti che denunciamo da anni”.

Merlo conclude affermando che “sparare oggi colpi a salve nelle direzioni sbagliate colpevolizzando gli unici operatori, quelli grandi che hanno e rispettano regole del gioco, perché queste regole coincidono con l’efficienza del servizio, è terribilmente rischioso e può solo produrre anche per il governo ulteriore confusione e alibi per non intervenire seriamente nel settore”.

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