Quel che serve al trasporto ferroviario merci a 20 anni dalla liberalizzazione

“La liberalizzazione non è stata un pranzo di gala” e a dimostrarlo è la variegata platea di relatori del forum che Fercargo, l’associazione delle imprese ferroviarie indipendenti dall’ex monopolista del gruppo FS, ha organizzato per celebrare il ventennale del primo treno merci organizzato da un operatore diverso da Trenitalia, vale a dire Ferrovie Nord Milano (la tratta era Melzo – Zeebrugge), il cui direttore esercizio era proprio Luigi Legnani, presidente oggi dell’associazione e autore dell’incipit virgolettato.

A testimonianza che il percorso di apertura al mercato si è sviluppato per due decenni su molteplici direttrici (istituzionali e regolatorie oltre che economiche), all’evento, infatti, han preso parte Nicola Zaccheo, presidente dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, Vera Fiorani, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana; Domenico De Bartolomeo, direttore Agenzia nazionale sicurezza ferrovie e infrastrutture stradali e autostradali, Pier Luigi Giovanni Navone, Direzione Generale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSFISA), Maurizio Castelletti, direttore spazio ferroviario unico europeo, DG MOVE, Enrico Pujia, direttore generale Infrastrutture e Trasporto Ferroviario (MIMS) e diversi parlamentari.

“Nel 1991, la Direttiva CEE 440 (relativa ‘allo sviluppo delle ferrovie comunitarie’) aveva posto le basi per la rottura dei monopoli ferroviari, allora saldamente in mano ai rispettivi stati nazionali. La Direttiva fu successivamente recepita nella nostra legislazione con la legge 146 del 31 dicembre 2009, e da allora partì il lavorìo per organizzare praticamente dal nulla la nascita della impresa ferroviaria, che tra parentesi è forse tra le cose più complicate al mondo” ha ricostruito Legnani, alla guida di un’associazione di imprese che oggi rappresentano una quota di quasi il 52% del traffico merci italiano su rotaia, con punte del 70-80% nel traffico internazionale e, in particolare, nei transiti ai valichi.

“In 20 anni è stato creato un mercato, ma non dobbiamo nasconderci che il vero obiettivo è portare la quota modale del treno in Italia dal 13% odierno al 30% entro il 2030. Una data che sembra lontana ma in realtà è vicinissima” ha concluso il numero uno di Fercargo: “Oggi registriamo con grande positività i passi avanti che si stanno compiendo sull’hardware, gli investimenti sulla rete ferroviaria, lo sviluppo della digitalizzazione, e via dicendo: ma si tratta tutti di interventi che – inevitabilmente – hanno i loro tempi. Il pressante invito della nostra associazione è intervenire anche sulla parte che potremmo definire software: sburocratizzazioni, semplificazioni, passaggio rapido al digitale, rimozione dei tanti ostacoli che derivano dalle rigidità che ancora persistono nel sistema, affinché il mercato possa davvero esplicare tutte le sue potenzialità”.

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