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Allarme di Aice e Confindustria sul caro-noli container: “Da Bruxelles risposte vaghe”

Il caro-noli per il trasporto marittimo di container continua a essere in cima alla lista delle criticità di importatori, esportatori e industriali italiani. Durante il webinar intitolato “Prezzi delle materie prime e dei noli marittimi container” organizzato dai Propeller Club di Napoli e Milano, le due associazioni di categoria Aice (Associazione italiana commercio estero) e […]

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28 Settembre 2021
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Il caro-noli per il trasporto marittimo di container continua a essere in cima alla lista delle criticità di importatori, esportatori e industriali italiani. Durante il webinar intitolato “Prezzi delle materie prime e dei noli marittimi container” organizzato dai Propeller Club di Napoli e Milano, le due associazioni di categoria Aice (Associazione italiana commercio estero) e Confindustria hanno espresso tutta la loro preoccupazione per una situazione sempre più insostenibile.

“Bisogna domandarsi se questa situazione sia temporanea oppure no. Io temo di no. Il Covid ha accelerato la digitalizzazione e anche questo fattore ha spinto verso uno stravolgimento della globalizzazione; spingerà sempre le imprese ad andare a produrre sempre più vicino ai luoghi di consumo” ha detto David Doninotti, segretario generale di Aice. Secondo il quale “il risultato sarà un progressivo reshoring e un accorciamento delle catene produttive e logistiche. Gli importatori – ha aggiunto – oggi non sono in grado di programmare e non possono nemmeno fare un listino prezzi” a causa dell’aumento del costo delle materie prima e dell’incidenza della logistica sui prezzi finali con conseguente spinta all’inflazione. Secondo Doninotti il risultato è già una rivalutazione delle aree produttive più prossime al nostro Paese come l’Est Europa e il bacino del Mediterraneo.

Il segretario ha rivelato che “Aice ha scritto all’Europa per segnalare la criticità del caro-noli container ma ricevendo una risposta vaga, del tipo che la causa è stata l’emergenza pandemica di Covid e che tutto si sistemerà”. La doppia proposta lanciata da Doninotti (da lui stessa riconosciuta come parzialmente utopistica) è stata quella di “proporre una riduzione dei dazi all’import almeno per certe merceologie e, riprendendo le parole di Draghi, creare una centrale d’acquisti per l’energia a livello Europeo”. Proposta utopistica se si guarda a come il Vecchio continente fatichi a mettersi d’accordo anche su aspetti molto meno importanti e decisivi per le sorti economiche e politiche dell’Unione.

Nella stessa occasione è stato portato anche il punto di vista di Confindustria attraverso le parole di Giuseppe Mele, responsabile della sezione Coesione territoriale e Infrastrutture, secondo il quale “le scelte fatte dagli armatori sono del tutto legittime e razionali (riduzione di capacità di stiva e blank sailing all’indomani dello scoppio della pandemia). Per questo non ci sentiamo come Confindustria di gettare la croce addosso a qualcuno nei vari segmenti della logistica”.

Detto ciò, però, il rappresentante degli industriali qualche critica la solleva: riferendosi alla proroga del Consortia Block Exemption Regulation (l’esenzione antitrust in favore delle alleanze armatoriali) parla ad esempio di “decisione non adeguatamente ponderata”, aggiungendo che “oggi la maggiore difficoltà è rappresentata dall’impotenza a trovare delle soluzioni alle criticità” imposte dalla logistica delle merci e dalla scarsa disponibilità e dall’elevato prezzo di alcune materie prime.

Confindustria una stoccata alle grandi società armatoriali e soprattutto a Bruxelles non la risparmia: “C’è solo da verificare se ci sia stato un comportamento scorretto (collusivo) da parte delle compagnie di navigazione; su questo ci aspettiamo da parte della Commissione Europea almeno l’apertura di un approfondimento. Così come sarà da capire se l’esenzione antitrust (Cber) abbia avuto su questa situazione degli effetti e quali” ha aggiunto Mele. Rivelando infine che sia la Confindustria italiana che quella tedesca hanno congiuntamente già sollecitato sia il premier Draghi che l’Europa a intervenire.

N.C.

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